In edicola

Lifestyle

Viaggi
Mare 2.0 - Istruzioni per l'uso
da Campus luglio/agosto 2009, Estate, Beach People

NON SOLO SOLE, NON SOLO SALE, NON SOLO SESSO: LA VACANZA DI MARE È OGGI UN FENOMENO COMPOSITO, DI CUI FANNO PARTE ANCHE MODA E TECNOLOGIA. PER CHI STA PROGETTANDO UNA VACANZA ON THE BEACH, ECCO UNA MINIGUIDA PER PARTIRE. CON GLI APPUNTI DI VIAGGIO DI FRANCESCO MANDELLI, VJ MTV

Ha visto cose che noi umani non potremmo immaginare… fuochi d’artificio balenare al largo della favela di Rio. E raggi B sprigionarsi dalle scarpe di ignoti vagabondi. E tutti quei momenti andranno conservati nel tempo come flashback in un film. È tempo di partire...
Francesco Mandelli, il mitico Non giovane di Mtv, racconta a Campus le sue suggestioni di viaggio.
Comfort o low cost?
Il periodo impone il low cost, ma nel mio caso è soprattutto una scelta. Amo la dimensione zingara del viaggio, quella fuori controllo, fatta di scoperta, avventura, imprevisto.
Se posso scegliere, punto alle città: adoro vagabondare per le strade senza meta, sentire i marciapiedi sotto le scarpe, guardare la gente, mangiare dove mangiano tassisti e camionisti. I
n genere non programmo niente, eccetto l’andata e il ritorno: mi prendo il lusso di vivere alla giornata.
Precari al lavoro e precari in vacanza…
Il futuro non è mai stato così incerto come ora, è vero. Ma nel viaggio l’incertezza è per così dire «legittima ». E ha una data di scadenza: sai che prima o poi tornerai. Nella vita, invece, non ne vedi la fine e tutto si carica di ansie. Leva l’ansia del quotidiano e ogni piccola disavventura diventa occasione di scoperta, di ironia. Poi lo sanno tutti che condividere situazioni «estreme» crea complicità.
Estreme quanto?
Estate 2000. Io e Gip (ndr Giampietro Cutrino) ci imbarchiamo per gli Usa. Destinazione Miami. Con un particolare: sul biglietto di ritorno c’è scritto San Francisco. E che sarà mai un coast to coast in 14 giorni?! Ad avere un programma… e un’auto… e due lire… Ok, siamo al verde, completamente.
Piano A: andiamo all’Ambasciata e ci gettiamo ai loro piedi. Piano B: andiamo alla Western Union e ci gettiamo ai loro piedi. Buona la seconda. Con un money tranfer compriamo a 800 dollari una Ford Mercury degli anni 60. Dopo 20 metri addio freni. Perfetto, cerca qualcosa per raffreddare le gomme: una canna, una pompa, un idrante… Idrante? Pompieri? Perché no.
Chiusa la parentesi firemen, puntiamo l’officina. C’è da trovare il pezzo di ricambio. E un buco per la notte. Il tizio nero in tuta blu ci dà una pacca sulla spalla: «Ci penso io». In pochi minuti siamo, unici bianchi, in una crack house nera, frequentata da neri, in un quartiere nero di Miami…
E il coast to coast?
Andato. Tempo scaduto. Creste ossigenate e vestiti improbabili, ci siamo presentati all’aeroporto di Miami: «Rimandateci in Italia in qualche modo, please». Dovevamo sembrare dei folli: ci hanno caricati sul primo aereo e rispediti in Italia.
Anche Play 4 your rights è stato un viaggio «estremo », non è così?
Sì, sui progetti sportivi nei Pvs. Mi ha permesso di visitare posti inaccessibili, come una favela a Rio de Janeiro: un microcosmo apparentemente sereno, solare come i brasiliani, ma che in realtà risponde a gerarchie ed equilibri molto precisi. In auto si entra solo accompagnati da un locale, che sia ben visibile attraverso i finestrini abbassati. Certe zone restano off-limits o lo diventano all’improvviso, e se la polizia è nei paraggi c’è chi spara fuochi d’artificio per avvertire. Allora ti accorgi che anche la «povertà» ha le sue regole e intuisci che quella gente ha a che fare ogni giorno con un lato della vita assolutamente spietato di cui non tu sai proprio nulla.
Il programma di viaggio che ti appartiene di più?
Lazarus, perché l’abbiamo scritto io e Alessandro. Come un organismo vivente ha avuto i suoi alti e bassi. A Seattle è stato molto duro per il freddo. Scendendo verso la California si è fatto tutto più familiare. A Las Vegas, il vero capolinea della civiltà, abbiamo toccato il fondo.
C’è stato un momento di tensione fra me e Ale: ce n’è uno in ogni viaggio, perché i rapporti tolti dalla «zona di conforto», dalle piccole abitudini che puntellano il quotidiano, hanno bisogno di ritrovarsi sulla mappa, fisica o mentale che sia, anche attraverso lo scontro di libertà.
Poi siamo risaliti, con tappa a Memphis e Nashville. Fino a New York, la porta tra gli Usa e l’Europa. È stato un viaggio molto sensato: le avventure, le notti, la gente, insomma, un superfilm.
Quanto ti piace tornare a casa?
La vacanza è bella perché ha un inizio e una fine. Aver voglia di tornare significa anche aver voglia di rivedere se stessi, carichi delle esperienze fatte. Lo trovo sano. Mi preoccuperei del contrario.
Campus
© 2012 Campus. Riproduzione riservata
Credits