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Gemelli ateniesi
da Campus giugno 2009, Luoghi, Grecia


IDENTICI PER GUSTI, PROBLEMI, VISIONI. MAI COME OGGI GLI STUDENTI ELLENICI SONO SEMBRATI TANTO SIMILI A QUELLI ITALIANI. MA DA LORO GLI ATENEI SONO GRATUITI. E LA PROTESTA UNIVERSITARIA SEMBRA TROVARE MAGGIORE PROGETTUALITÀ

Restano a casa in media fino a 30 anni, sognando il posto fisso con annesso stipendio sicuro. Per chi pensa alla carriera universitaria l’ostacolo maggiore sono i baroni che devono far passare prima i loro studenti e poi, magari, gli altri. Nemmeno all’università i «cugini» greci smentiscono il vecchio detto «una razza una faccia»: speranze e delusioni delle nuove generazioni elleniche non si discostano molto da quelle dei colleghi italiani...

Campus ha visitato il primo ateneo greco, la National & Kapodistrian University of Athens, con una guida speciale, Kleio Nikolidaki, 25 anni, studentessa del dipartimento di Inglese, che ci ha rivelato vizi e virtù di un sistema universitario spesso in coda alle classifiche internazionali per qualità e risultati, ma che è molto amato dai suoi studenti che ancora oggi, quando serve, scendono in piazza per difendere la gratuità dei loro studi e dire no al 3+2 e al processo di Bologna che qui, di fatto, non è stato assorbito.
Se dici università dici politica (e viceversa)
Quando arriviamo nel campus universitario di Zographou - quartiere periferico di Atene, dove i palazzoni grigi in stile tedesco delle facoltà sono circondati da un fitto bosco - mancano pochi giorni alle elezioni studentesche e l’ateneo pullula di banchetti per promuovere i programmi dei candidati.
L’atrio di Filosofia è invaso da una cascata di poster che, dall’ultimo piano, scendono giù con un effetto quasi caleidoscopico. Quelli azzurri sono del gruppo vicino a Nea Demokratia, il partito governativo di centro-destra, e sembrano cartelloni pubblicitari: gli slogan suonano più o meno così: «La nostra visione è un nome», vale a dire che il loro programma è incentrato sulla persona. Segue, appunto, elenco di nomi propri. Mentre i comunisti, sulla parete opposta, parlano di crisi, rivolta e cambiamento.
In Grecia la politica e l’università camminano a braccetto, soprattutto ad Atene. Tutte le liste sono collegate in modo più o meno diretto ai partiti che siedono in Parlamento. Alcuni di questi hanno persino delle stanze riservate dentro l’ateneo. Questo accade, per esempio, a Filosofia, che è una delle facoltà politicamente più attive assieme al Polytekhnio (il Politecnico, con le facoltà di Scienze e di Ingegneria) che si trova a Exarchia, il quartiere anarchico da cui nel 1973 partì la rivolta degli studenti contro il regime dei colonnelli.
La presenza dei partiti all’università «è una delle patologie del nostro sistema», spiega Faye, studentessa di chimica, «l’idea generale è che la loro presenza al fianco degli studenti possa supportarli nella lotta per i loro diritti e aiutarli a fare meglio di quanto non farebbero da soli. Ma il risultato finale è che i partiti che siedono in Parlamento cercano di influenzare in modo diretto gli universitari dentro gli atenei».
Un’analisi spietata di un sistema politico, quello greco, dove la corruzione è «ad altissimi livelli», spiega un’altra universitaria. Motivo per cui, spesso, la rabbia degli studenti esplode - come è accaduto lo scorso dicembre ad Exarchia, dopo l’uccisione di un quindicenne da parte di un poliziotto - e dà vita a manifestazioni di protesta molto dure. Che non di rado finiscono in scontri con le forze dell’ordine, assalti contro i simboli del potere e della globalizzazione (dalle banche a certe catene di negozi). Episodi che si verificano soprattutto quando agli universitari si affiancano anche gli anarchici. In questo senso Atene è una pentola che bolle di continuo, basta sollevare il coperchio e lo scontento esplode. E i primi a farsi sentire sono i giovani, massacrati dal sistema corrotto e dalla sperequazione sociale.
Niente tasse e libri gratis, ma la «maturità» costa un salasso
Iscrizione, libri, mensa. Per gli studenti greci è tutto gratis. Un diritto che viene difeso con sonore proteste ogni volta che qualcuno prova a modificare lo status quo.
«Ognuno di noi», spiega la nostra guida, Kleio, «ha un triptixo (un trittico, un libretto universitario di tre pagine, ndr) che funge da documento di identità con cui si accede alla ristorazione e con cui si prendono i libri gratuiti». Ma se si viene bocciati a un esame per due volte e, nel frattempo, cambiano sia il docente che i libri, quelli nuovi vanno pagati.
Le tasse non si versano, ma l’ultimo anno delle superiori è un salasso: per prepararsi all’esame finale (frontistirion) gli studenti passano diversi mesi a prendere ripetizioni pomeridiane nelle materie inerenti al corso universitario che poi intendono seguire, uno scherzetto che costa fino a 3mila euro, a seconda della struttura in cui si seguono le lezioni private. Poi, in base ai voti, si viene inseriti in una sorta di graduatoria nelle facoltà di proprio interesse e, in base al punteggio, si entra o meno. Se hai delle lacune all’inizio del percorso di studi devi colmarle con esami supplementari. Ma, almeno, all’università è tutto gratis. I libri li distribuiscono i professori e anche la mensa non si paga. Se proprio ti dimentichi il documento di identificazione, al massimo ti chiedono 3 euro per due pasti. E chi sta prendendo la prima laurea ha diritto anche a sconti sulla metro e l’autobus.
«Abbiamo lottato per avere questi diritti», sottolinea Kleio, stupita del fatto che in Italia si paghino le tasse universitarie. Ma non è tutto oro quel che luccica. «A fronte di questa gratuità», ci rivela Anna Giulia Della Puppa, studentessa di Bologna, in Erasmus ad Atene per un’antica passione nei confronti della Grecia, «gli studenti sono anche lasciati molto soli e la qualità degli studi non sempre è elevatissima».
I corsi cominciano a ottobre, le sessioni d’esame sono due all’anno. Il 3+2 praticamente non esiste: gli studenti non l’hanno voluto. In media, perciò, si studia per quattro anni. I servizi web sono garantiti anche qui: le iscrizioni agli esami si fanno on-line, dove si possono vedere anche i risultati delle prove scritte. Ogni facoltà ha la sua biblioteca (sono tutte in rete tra loro), ma l’ateneo ha deciso di costruirne una enorme e comune nel campus, che dovrebbe vedere la luce definitivamente nei prossimi anni: i lavori sono in corso. I master e, in generale, i post-graduates studies si pagano e anche caro: svariate migliaia di euro.
Tutti pazzi per il posto fisso, meglio se come insegnante
Tra le facoltà più gettonate spiccano Medicina, Economia e Pedagogia. Il sogno comune? «Il posto fisso», spiega Kleio, «meglio se come docente, decisamente il ruolo più ambito. O, comunque, si punta a un’assunzione nello Stato, anche se la precarietà si sta diffondendo pure lì».
La carriera nella ricerca anche in Grecia è un tabù per chi non è «affiliato» a qualche professore. «Una mia amica», spiega ancora la nostra guida, «ha studiato pure alla Sorbona di Parigi, ma non è riuscita a entrare, le sono passate davanti persone meno qualificate». Ma va? E pure per i master si può ripetere la stessa storia. «Ci sono passata anch’io», dice Kleio, «avevo superato gli scritti, ma al colloquio orale mi hanno bocciata dopo avermi chiesto cose tipo: quali sono i tuoi progetti per il futuro?». La nostra guida sorride amaro.
Ora studia inglese «perché così», ci fa notare, «ho più opportunità per il lavoro». Prima ha già preso un diploma di istruzione secondaria come tecnico di laboratorio e ora lavoricchia con quel titolo che, però, è poco riconosciuto, «nonostante si studi in quelle scuole molto di più che all’università».
Il sogno è andare a vivere da sola. «Ma se non hai un buono stipendio non puoi uscire di casa. In media qui si resta con i genitori almeno fino a 30 anni». Va ammesso, comunque, che ad Atene ai fuorisede va quasi di lusso: molti di quelli che possono permettersi di studiare lontano da casa riescono anche ad avere un appartamento tutto per loro, in zona universitaria o a Exarchia, per 300/400 euro al mese. In Italia ci si affitterebbe a malapena una camera singola.
«Negli ultimi anni», racconta Antonis, hair stylist 27enne che lavora nella pubblicità e vorrebbe mettersi in proprio, «il governo sta cercando di dare una mano ai giovani con fondi e ammortizzatori sociali. Ma l’accesso è spesso inquinato dalla corruzione». E anche se sui bus ateniesi di recente acquisto c’è una scritta che ricorda che sono stati finanziati al 50 per cento dalla Ue, qui gli aiuti dell’Europa per i giovani sembrano un lontano miraggio comunque riservato ai soliti privilegiati.
La movida sotto il Partenone
La movida di Atene comincia attorno alle 18, ma senza fretta. Si comincia con un caffè e si prosegue nei locali di Psiri, Gazi o Exarchia. Secondo i gusti. Nella capitale greca il colpo d’occhio è notevole: i giovani sembrano essere dappertutto. Una moltitudine. Non a caso negli ultimi anni quartieri anche a ridosso del centro, dove un tempo non c’era nulla da fare (tra questi, Gazi), sono stati ristrutturati per ospitare locali ed eventi culturali.
La meta del sabato e della domenica pomeriggio è Adrianou, la via che percorre tutto il vecchio quartiere di Plaka, a ridosso della collina del Partenone. Tra i più gettonati c’è il Gallery, con galleria interna, come rivela il nome.
er le mete più alternative, Campus ha scovato qualche indirizzo prezioso che le guide non segnalano. In pieno centro c’è Polis, in Odos (via) Pesmazoglou 5, caffè incastonato in un atrio nascosto tra i palazzi. Più fuori mano, non lontano dalla fermata della metro di Ethniki Amyna, c’è Più Verde (www.piuverde.com), al centro del Parco di Papagou, completamente immerso tra gli alberi.
Per cena il miglior souvlaki (lo spiedino di carne di pecora) si può mangiare a Exarchia, da Kabouras. Fra pub e discoteche, i locali più glamour sono a Psiri, vicino piazza Monastiraki, in Odos Aisopou (via Esopo) e Odos Anargyron. Altrimenti nell’adiacente Gazi, dove il comune ha ristrutturato un vecchio gazometro per farne una sede di eventi culturali. Qui pullulano bar e ristoranti alla moda e discoteche. Per ascoltare il rebetiko, specie di blues greco, meglio spostarsi a Exarchia, dove in molti locali si suona musica dal vivo.
Exarchia, tra libertà e anarchia
Alcune guide turistiche dicono che Exarchia non è più come una volta. Che ormai il quartiere degli anarchici è animato più dai bar alla moda che da attività politiche. Ma è vero solo in parte: è quello che il governo sta tentando di far passare per mettere a tacere la voce ribelle di Atene che, invece, sembra avere ancora molte cose da dire. Come hanno dimostrato le proteste scoppiate a dicembre dopo l’assassinio di Alexis Andreas Grigoropulos, 15 anni, da parte di un poliziotto.
«Sui media», racconta Anna Giulia Della Puppa, 22 anni, studentessa italiana di storia, ad Atene in Erasmus, «sembrava di vedere un film. Passavano i soliti stereotipi: auto incendiate, negozi distrutti. Ma la gente è scesa in piazza per dire basta alla sperequazione sociale, alla corruzione del governo, alla crisi».
In Grecia le idee alternative nascono a Exarchia. «È qui che ci sono le librerie, i locali che fanno eventi culturali veri», dice Anna Giulia. A marzo un gruppo di cittadini ha occupato un ex parcheggio che da anni doveva essere trasformato in un parco: «Un posto dove circolano le idee», racconta George Tsilimagos, avvocato, tra gli animatori della protesta. «Dove si trova spazio per far sentire la propria voce. Una voce che il governo non ama. Anche per questo, quando scoppia un focolaio di rivolta, butta benzina sul fuoco. Così mette in cattiva luce il quartiere, sperando che chi vuole mantenerne lo spirito se ne vada».
A pochi passi dal parco c’è il luogo dove Alexis è stato ucciso, una piazza Alimonda greca che anche qui, come a Genova, ha cambiato nome. Via Messolongiou è diventata via Alexandrou Grigoropulos. Un volantino degli anarchici critica la politica del governo che lascia gli spacciatori liberi di circolare ma reprime il pensiero di chi ha idee diverse.
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