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Working-studyng class hero

Tre su quattro lavorano. Alcuni a tempo pieno, altri part-time ma con continuità. Qualcuno stagionale, altri in modo occasionale.Soltanto il 25,8 per cento degli universitari, secondo le indagini AlmaLaurea, arriva al titolo senza alcuna esperienza. Tutti gli altri sembrano non potersi più permettere di svolgere la «professione esclusiva» di studente. «Il fenomeno sta crescendo in modo vistoso», conferma Andrea Cammelli, direttore del Consorzio AlmaLaurea. «Basti pensare che solo dieci anni fa erano 40 su 100 a uscire dall’università senza aver mai lavorato, mentre oggi questa percentuale è scesa al 25,8». Certo, qualcuno lavora soprattutto per acquisire esperienze prima di entrare in pieno nel mondo delle professioni, altri ancora lo fanno per sperimentare ambienti aziendali nuovi e trovare, cammin facendo, il ruolo o l’ambito che più si addice alle proprie attitudini. Ma la gran parte, il terzo e più solido gruppo, il lavoro lo cerca già a 19 o 20 anni per mantenersi gli studi, o per non gravare troppo sul bilancio familiare. Il 47,5 per cento lo fa per «bisogno e necessità», recita una recente indagine della Fondazione Cesar per conto dell’Unione degli universitari, il 46,5 per avere una certa autonomia dai genitori e solo il 4,6 semplicemente per migliorare la qualità dei propri consumi connessi al tempo libero. Cifre che parlano da sole.
Expensive life
«L’ultimo rapporto Eurostat è molto chiaro», spiega il professor Cammelli. «In molti Paesi europei il costo dell’iscrizione è sensibilmente più basso rispetto alle nostre università. Basti pensare alla Germania, dove le tasse sono quasi simboliche e il prezzo degli affitti sensibilmente minore». In Italia, invece, dall’introduzione dell’autonomia degli atenei, le tasse universitarie sono levitate, in molti casi moltiplicate, e chi frequenta le aule accademiche si trova spesso costretto a conciliare lezioni in classe con sedute ai call-center, stage in ufficio, o esperienze le più disparate.Le ragioni dell’impiego precoce possono essere tante, ma la principale non lascia dubbi: il costo della vita dello studente
Black, too black
Quale lavoro svolgono questi nuovi student-worker? Per lo più precario, a termine e volentieri in nero. «Gli studenti con contratto regolare sono in media il 29,3 per cento», spiega Federica Musetta, coordinatore nazionale dell’Udu, il maggior sindacato italiano degli studenti: «Al Nord la percentuale sale a un più confortante 49,5, ma al Sud e al Centro crolla al 25 e al 12,4 per cento». I senza contratto sono addirittura il 71 per cento: significa che quasi tre su quattro lavorano in nero. Fra i contrattualizzati solo il 7 per cento è a tempo indeterminato (18,4 per cento al Nord e solo 1,3 al Sud), il 10,6 è a termine, l’8,8 a progetto e il 2,1 già con partita Iva.
Sos-solutions
Quali rimedi? Le richieste degli studenti sono numerose. «Le borse di studio non sono sufficienti», spiega ancora Federica Musetta, «n

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On gennaio 19th, 2009, posted in: News università by
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