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Valutazione: il rettore che ne pensa?

Valutazione. Un concetto che sembra campeggiare nel futuro dell’università. Finalmente, si può dire. Il decreto legge 180, approvato lo scorso 7 gennaio con la fiducia alla Camera, prevede che alle università migliori, quelle che cioè si distingueranno per offerta formativa, qualità della ricerca e qualità della didattica, vadano più finanziamenti (si parla del 7 per cento del fondo del Finanziamento ordinario e del Fondo straordinario). Come saranno individuati gli atenei più “bravi”? Attraverso i parametri di valutazione del Civr (il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e del Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario). Tutto bene.
Ma gli studenti? Non doveva il loro parere essere tenuto in considerazione, secondo lo Statuto dei diritti e dei doveri presentato nel 2007 dall’allora ministro Fabio Mussi? Il ministero parlava allora di valorizzare «il contributo di informazioni che gli studenti saranno in grado di fornire per il buon funzionamento del proprio ateneo». Nel decreto Gelmini di tutto ciò non c’è l’ombra.
Campus, come sempre, si schiera dalla parte dei giovani e lancia una campagna per la valorizzazione del loro parere. In fondo, in aula, a seguire le lezioni dei docenti, ci vanno loro. Ma i professori che cosa ne pensano? Ecco che il sito di Campus raccoglierà interventi di rettori, prorettori, docenti, giornalisti ed esperti che vorranno intervenire sul tema.
Partiamo con una voce autorevole, Giulio Ballio, rettore del Politecnico di Milano.

Professor Ballio, è giusto, secondo lei, che gli studenti vengano chiamati a esprimere il loro parere sulla didattica dei docenti?
Certo, io l’ho sempre ritenuto estremamente giusto e, ancora prima che ci fossero i questionari attuali, io ai miei studenti distribuivo già schede di valutazione. Anche a livello internazionale, ormai, è una prassi consolidata. D’altra parte, nei Paesi in cui le università non hanno un sistema centralizzato di valutazione, gli studenti non rinunciano a far sentire la propria voce attraverso blog e gruppi vari, come avviene in Germania, per esempio. Poi in certe realtà si arriva a eccessi opposti, come negli Stati Uniti, in cui si fa acquisizione di studenti in funzione del giudizio dato ai corsi, per cui si arriva a tentativi di compiacere gli studenti per non avere valutazioni negative. Ecco, tutto dipende dall’uso che si fa dei questionari: se l’utilizzo è teso al miglioramento e a una giusta emulazione tra i docenti, allora è bene; se, invece, devono diventare strumenti per pubblicizzare la velocità del raggiungimento della laurea in un certo ateneo, o cose simili, allora l’uso che se ne fa è distorto.
Ecco, l’utilizzo. E’ uno dei punti chiave, Perch

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On febbraio 9th, 2009, posted in: News università by
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