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Un decreto fra lacrime e sorrisi

Poche volte il mondo studentesco e istituzionale si è diviso tanto nettamente, su di una riforma, come in quest’occasione. Se la fine della votazione nell’aula di Montecitorio, la sera del 7 gennaio scorso, ha prodotto sorrisi di soddisfazione nella compagine governativa, a partire dal raggiante ministro Mariastella Gelmini, gli studenti oppositori dell’Onda, a giudicare dal “Lutto per l’università pubblica” annunciato dal loro comunicato, lasciano presagire solo lacrime per il presente e il futuro dell’istruzione superiore italiana. Nel mondo accademico, invece, una parte del fronte inizialmente critico del corpo docente sfuma i toni iniziali della stroncatura per rilevare aspetti positivi, o almeno interessanti, introdotti in seguito alle modificazioni del decreto-legge 180 del 10 novembre 2008. Alessandro Figà Talamanca, per esempio, rileva che il decreto, “contiene anche una norma che dovrebbe avere effetti positivi sul reclutamento dei docenti (…). D’ora in poi le commissioni per i concorsi a ricercatore saranno formate da tre professori, di cui due ordinari estranei all’università che ha bandito il posto. Questa”, rileva il professore di Analisi matematica della Sapienza di Roma, “è l’unica disposizione del decreto-legge che potrebbe porre un freno al localismo (a volte venato di nepotismo) nel reclutamento dei docenti”. Anche la Crui, Conferenza dei rettori delle università italiane, dopo i mutamenti annunciati in sede ministeriale, ha in parte corretto il tiro rispetto agli allarmi iniziali. “La Crui”, si legge in una nota, “ritiene vadano apprezzati gli elementi di positività del provvedimento, che ha comunque un carattere parziale e circoscritto”. Nella seconda parte ricorda però la necessità di “eliminare i tagli previsti a partire dal 2010, del tutto insostenibili per il sistema universitario italiano, e riconsiderare globalmente le modalità di finanziamento degli atenei”. Il decreto Gelmini incassa un’apertura condizionata anche da Aquis, l’associazione degli atenei più produttivi: “Un primo passo nella direzione di un’università più meritocratica”, lo definisce l’associazione, che però non manca di ricordare come esso sia, “il frutto da un lato della mobilitazione di atenei e studenti contro gli iniziali provvedimenti del governo, esclusivamente mirati ai tagli, e dall’altro della pronta ancorch

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On gennaio 9th, 2009, posted in: News università by
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