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Paul Bompard promuove il “3+2”

Mentre infuriano i dibattiti sulla riforma universitaria che prevede la formula del “3+2”, una presa di posizione importante viene assunta da una delle firme più illustri del giornalismo mondiale. Dalle colonne di “Internazionale” infatti, Paul Bompard, corrispondente da Roma di “The Times Higher Education Supplement” e collaboratore del “Times” e del “Sunday Times”, elogia i pregi della formula accademica italiana e si pone in netto contrasto con chi la critica.
“Ho avuto l’impressione –scrive Bompard su Internazionale- che più che il bene degli studenti, molti accademici abbiano a cuore, forse inconsciamente, il proprio prestigio”. E rincara la dose contro chi storce il naso sul “3+2” ma che si fa promotore di fenomeni fastidiosi quali il nepotismo e la cattedra ereditaria: il caso più clamoroso citato nell’articolo di Bompard è quello di un ateneo (il nome non viene citato) in cui lavorano ben nove persone della stessa famiglia, tra cui la moglie e i figli del rettore.
“Con dei buoni insegnanti – scrive la pungente penna dell’inviato, che paragona il sistema del “3+2” a quello americano e a quello inglese – una laurea in filosofia, lettere, economia o scienze politiche può essere utile per formare e arricchire una persona che poi lavorerà in una banca, in una società (…). Chi invece mira a una carriera universitaria o a una specializzazione, studierà altri due anni”.
“3+2”: fabbrica di analfabeti o primo passo verso l’emancipazione universitaria? L’illustre Paul Bompard si è schierato. Voi da che parte state? 

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On agosto 28th, 2006, posted in: News università by
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