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La prima volta di Mussi alla Sapienza

“C’è bisogno di industriali che si appassionino di meno a banche, giornali e squadre di calcio e di più a università e ricerca”. Così il ministro Mussi, intervenendo ieri  all’inaugurazione dell’iniziativa “Porte aperte alla Sapienza”, kermesse d’orientamento del grande ateneo romano. Il rapporto fra pubblico e privato nel finanziamento del sistema universitario è stato uno dei punti toccati dal titolare dell’Università e della Ricerca, che ha parlato in un’Aula Magna non gremitissima, ma molto attenta e certamente simpatetica con lui, in quanto ministro dell’Unione.

Mussi ha parlato per una quindicina di minuti per lasciare tempo alle domande delle varie componenti studentesche. Prima di lui, l’intervento di saluto del rettore Guarini che faceva gli onori di casa insieme ai prorettori Morcellini e Lucisano.

Mussi ha esordito ricordando i suoi trascorsi sessantottini, anche nell’grande aula della Sapienza: “Ci furono molti eccessi, troppi radicalismi ma penso che le passioni di allora abbiano ragione d’essere anche oggi. Non sono fra quelli che sono partiti tondi per arrivare quadrati”.

Sulle risorse, il titolare di Università e Ricerca ha annunciato un 2007 di contenimento della spesa, “ per proseguire la legislatura all’insegna degli investimenti”.

Mussi ha annunciato di voler “fare il meccanico del 3+2 e non l’architetto come molti predecessori”, cioè di applicarsi per far funzionare la macchina, risolvendo i problemi piuttosto che impegnarsi nella nuova progettazione. Una riforma che è partita “da un’idea buona, il processo di Bologna, gestita male”. Fra gli esiti negativi del nuovo ordinamento, Mussi ha ricordato “la frammentazione dei corsi” e “la laurea triennale come vicolo cieco professionale o puro passaggio al livello successivo”.

Il ministro ha ventilato anche un Piano straordinario per i giovani ricercatori: “Entro pochi anni una gran parte degli attuali docenti andrà  in pensione”, ha detto, “potremmo usare anticipatamente quei risparmi per un investimento nel reclutamento dei giovani”.

Secondo Mussi anche il diritto allo studio sarà una materia di intervento del governo “non appena ce ne saranno le risorse”. E ha citato la recente premiazione di 382 dottori di ricerca a Milano: “L’80 per cento erano figli di professionisti e non va bene: l’Università non deve riproporre le cristallizzazioni della società ma il luogo della mobilità sociale”.

Gli studenti hanno parlato di precarietà, i diritto allo studio negato, di proliferazione dei corsi: Mussi ha preso nota. E quando i dottorandi hanno accennato a una garbata protesta, per non aver potuto parlare, il ministro ha subito ridato loro la parola: “Starò ascoltarvi fino a domattina, se necessario. Il primo appuntamento è alle 8,15”.

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On luglio 12th, 2006, posted in: News università by
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