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La parola ai neo dottori

A valutare i numeri, non è che si possa stare troppo tranquilli. Il “The Guardian”, in un’inchiesta apparsa sulle proprie pagine il 2 novembre scorso, analizza i dati dell’Higher Education Careers Services Unit (HECSU) e racconta di un aumento, rispetto a 12 mesi fa, del 44% di disoccupati fra i neo laureati inglesi. L’ultima volta che si erano raggiunti livelli così alti era il 1995 e il quadro, ancora parziale, dei dati riguardanti il 2009 è destinato ad acuire il pessimismo.
Campus (con un ampio servizio sul numero di novembre) ha provato a sondare il terreno fra gli studenti, partecipando ai vari career day che molti atenei hanno organizzato in questo periodo.
E da Torino a Milano, passando per Napoli e Roma le sensazioni negative attraversano lo Stivale senza distinzioni geografiche. “Definirei quella odierna come la generazione sfiga” racconta Marco, presente al career day organizzato da Jetop presso la facoltà di Economia dell’Università di Torino.“Noi siamo quelli delle centinaia di ore di tirocinio durante il percorso di studi non pagate, poi la laurea e le molteplici proposte di stage retribuite, se va bene, con poche centinaia di euro o addirittura solo con il buono pasto”.
Nemmeno Milano, dove le possibilità per i laureati potrebbero sembrare molteplici, offre un sorriso agli studenti. Carlo, una laurea in Scienze ambientali, ha seguito il consiglio del ministro Sacconi di accettare anche lavori più umili “riciclandosi in un negozio di bricolage”. Michela, da Napoli e con una laurea in Economia in tasca, seguirà una strada da molti ipotizzata come unica possibile : “Andrò dove mi porterà il lavoro, se lo troverò. Europa o un altro continente, non importa”.
Magari in quel di Roma le cose andranno meglio. E invece, a quanto pare, sembra proprio di no, come raccontano le parole di Raffaele, anche lui di Economia. “Il morale è basso, del resto vedendo intorno a me tanti amici laureati senza prospettive per il futuro, non posso che deprimermi”.
Aziende e università, in tutto questo, cosa dicono? La Borsa internazionale del placement (BIP), tenutasi di recente a Cernobbio, dove responsabili delle risorse umane delle aziende e degli uffici placement universitari si sono trovati per cercare di stabilire strategie comuni, ha segnalato una profusione di dichiarazioni distensive. I segnali di ripresa, insomma, ci sono. Ma si vede che ancora non bastano.
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On novembre 11th, 2009, posted in: News università by
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