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La meteopatia esiste

Il meteo influenza la vita e addirittura lo studio? Pare proprio che sia così. Campus ha recentemente dedicato un servizio al tema e ClassNews/Msnbc ha appena lanciato il primo servizio d’informazione gratuito e interattivo sul tema (Nuovo canale Class Meteo). Abbiamo anche chiesto agli studenti cosa ne pensano (Che tempo fa).

State per decidere a che appello iscrivervi o vi accingete a stendere il piano di preparazione a un esame? Date prima un’occhiata a condizioni atmosferiche, temperature, equinozi e previsioni meteo in generale. Superstizioni e scaramanzie d’antan? Niente affatto. Se pensate che la meteopatia sia uno strano vezzo per pochi bizzarri e condizionabili individui dovrete ricredervi. L’essere umano è un vero meteodipendente e – così come la Luna scarmiglia la superficie gigantesca degli oceani – venti e clima condizionano corpo e mente di noi piccoli esseri viventi più di quanto si è usi a pensare.
«Le maree sono fenomeni di attrazione della Luna verso le masse d’acqua. E il corpo umano è composto per l’80% proprio di acqua: credete che quello che accade agli oceani non avvenga un po’ anche nel nostro organismo e quindi anche nella nostra psiche?». Adriano Mazzarella, docente di Climatologia fisica all’Università Federico II di Napoli e responsabile dell’Osservatorio meteorologico del dipartimento di Scienze della Terra, è un convinto assertore dell’influenza del meteo sul nostro organismo. E lo dimostra con il sostegno della scienza e dei suoi modelli matematici.
VENTI D’ISPIRAZIONE
Il vento, per esempio, non è un buon alleato di chi è sotto esame. «Quando spira lo Scirocco, vento di Sud-est, si assiste a una ionizzazione dell’aria», spiega lo studioso napoletano: «Le molecole d’ossigeno perdono un elettrone e smettono di essere neutre. Succede di conseguenza che respiriamo un’aria densa di ioni positivi e negativi che non hanno un effetto benefico sul funzionamento del cervello. Su alcuni individui, infatti, questa "elettricità" conduce a maggiore ansia, minore serenità e, su chi studia, a una conseguente minore capacità di mantenere a lungo la concentrazione sui libri». Ovviamente non per tutti: «Le persone più esposte sono quelle più sensibili».
PIOGGIA DI MEMORIE
I giorni bagnati sembrano invece i migliori. La pioggia, secondo il fisico napoletano, invita alla malinconia ma anche alla riflessione, e di conseguenza allo studio. E lo dimostra dati alla mano: «È stato fatto un esperimento invitando diverse persone a entrare in un bar dov’erano state posizionate numerose statuine. Ebbene, nel giorno di pioggia le persone ricordavano molte più statuine che nei giorni di sole. L’esperimento dimostrava che il sole induce maggiormente alla distrazione e alla spensieratezza mentre il brutto tempo invita all’introspezione, all’analisi e rafforza l’attività di memoria».
LE STAGIONI DELL’INQUIETUDINE
Per molti le maggiori difficoltà nello studio si verificano ai cambi di stagione. Non a caso sono i periodi in cui le case farmaceutiche spingono l’acceleratore sulla pubblicità di integratori e sali minerali, e i medici registrano spesso nei loro pazienti un maggior affaticamento. E anche qui c’è una ragione scientifica: «Il passaggio delle stagioni non è un fenomeno graduale», spiega a Campus il professor Mazzarella. «Masse di aria calda e di aria fredda combattono a lungo nell’atmosfera prima che una sostituisca definitivamente l’altra. E il combinarsi continuo di masse con temperature e ossigenazione diverse in alcuni individui provoca irritazione».
IL TEMPO DEL DISSENSO
Ovviamente non tutti la pensano allo stesso modo. «La comunità scientifica ancora non è concorde sull’incidenza che sole, pioggia e vento possono avere sull’essere umano e in particolare sul rendimento cerebrale di una persona intensamente impegnata nello studio», spiega Rolando Rizzi, docente di Fisica dell’atmosfera e meteorologia all’Università di Bologna. «E su internet si trova tutto e il contrario di tutto, contribuendo a ingenerare confusione sulla questione», prosegue il cattedratico. «Che esistano influenze è certo, che si possano sistematizzare è tutto da dimostrare». Osservazioni e studi si stanno però moltiplicando: «Un collega di Innsbrück», prosegue Rizzi, «ha analizzato la correlazione tra incidenti d’auto e il phon che spira dietro le montagne tirolesi, un vento con bassissima umidità, meno del 20%, e ha registrato la loro maggiore frequenza nei periodi in cui è più impetuoso». Un fenomeno da non trascurare, visto che gli studenti sono, per età, la fascia di automobilisti meno esperta e quindi più fragile.
ESTATE AL FRESCO
Unanimemente riconosciuto l’effetto negativo della calura estiva su chi prepara esami. «A luglio, in particolare», riprende il professor Mazzarella, «c’è la maggiore portata solare dell’anno, che produce forti quantità di ozono, tanto che nelle città si parla di inquinamento da ozono: dalle ore 12 alle 14 si registra la cupola massima. Un calo percepibile si ha solo dopo le 16. Ma attenzione: dalle 23 circa la curva torna a salire perch

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On settembre 8th, 2010, posted in: News università by
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