registration





Verrà spedita una password via e-mail.

La laurea malgrado il terremoto

Le scosse hanno distrutto tutto, anche il futuro di tanti giovani. Che vogliono ricominciare. Campus è andato in Abruzzo e ha raccolto le loro storie. Di paura e di speranza. In un domani che passa anche dall’università.

Castelnuovo è un paese che non c’è. O meglio, che non c’è più. Come Onna, come San Gregorio, come Bazzano. Come decine d’altri, qui in Abruzzo. E come un’intera città, L’Aquila, il capoluogo. Spazzati via da una furia durata interminabili secondi, nella notte fra domenica 5 e lunedì 6 aprile, quando il terremoto si è portato via 300 vite. E con loro case, negozi, fabbriche, un’intera università e tanti sogni.
Non quelli di Aladino Di Marco, però, 26 anni, studente di Ingegneria edile e architettura proprio qui, a L’Aquila, l’ateneo che ha pagato un così alto tributo di vite al sisma. Messi in salvo i propri cari e se stesso, Aladino è tornato nella propria abitazione, nel paese di Castelnuovo ridotto a una montagna di macerie, e ha recuperato, preziosi gioielli di uno studente, il libretto universitario e il pc portatile con l’abbozzo della tesi e tanti appunti: «Mi mancano tre esami e la tesi di laurea. Voglio continuare, voglio finire. E dedicarmi a ricostruire questo che è il mio paese. Siamo vivi e ringrazio Dio. Una ragazza del mio corso di laurea è morta nei crolli a L’Aquila. Veniva da Lanciano e frequentava il mio stesso laboratorio di tesi. Alla Casa dello studente dove sono morti in tanti conoscevo molte persone. E poi ci sono i morti di qui, a Castelnuovo, o di Barisciano».
L’intera Castelnuovo, frazione di 200 anime del comune di San Pio delle Camere, arroccata a quasi 900 metri sopra la Valle dell’Aterno, adesso vive nella tendopoli costruita poco più giù del borgo, in quello che era il camping, ora comunità per gli sfollati gestita dalla Regione Toscana, che ha mandato qui uomini e mezzi della Protezione civile, e tanti volontari di Misericordie, Vigilanza antincendio, Pubbliche assistenze. «Si doveva laureare quest’anno, Aladino», racconta il padre, «e che ora vada tutto in fumo è la cosa che mi fa stare male più di tutte».
I genitori e la nonna cercano Aladino con orgoglio nel campo. La loro casa è fra le più agibili del paese, la si vede dalla tendopoli. Ma le scosse continuano, la paura è tanta, e non ci si può certo rientrare in quella casa: l’intero borgo è sbarrato e presidiato dalle Forze dell’ordine. «Aladino adesso», racconta la madre Raffaella, «ha preferito andare nel campo a Barisciano, dove ci sono molti dei suoi amici». Ed eccolo, Aladino, una felpa blu indosso, un paio di pantaloncini di jeans corti che lasciano intravedere le ginocchia e le gambe tutte piene di escoriazioni. In quella notte maledetta si è ferito nel tentativo, eroico e fortunatamente riuscito, di tirare fuori una bambina dalla casa che crollava. «Ho un versamento e il medico mi ha consigliato di tenere la gamba più in alto che posso», racconta il ragazzo. Che invece smania a stare fermo e continua a camminare qua e là per il campo, a stringere mani e fare gli auguri di Pasqua, siamo qui alla vigilia, mentre racconta di quella notte di lunedì, quasi a esorcizzare un brutto sogno che invece sta lì, a cento metri dalle tende, fatto di polvere e pietre venute giù.
«Quando c’è stata la scossa forte, quella delle tre e mezzo, siamo riusciti a precipitarci fuori di casa: veniva giù tutto, intorno. Fuori, ci siamo abbracciati: eravamo vivi! Ricordo un gran polverone che ha cominciato ad alzarsi, come quello dell’11 settembre, quello che tutti abbiamo visto in televisione. Era buio, la luce cominciava a saltare mentre i fili dell’alta tensione si erano abbassati fino ad altezza d’uomo. In qualcuno ci doveva essere ancora corrente e qualche persona nella fuga ha rischiato persino di rimanerci attaccata. C’era una confusione pazzesca, le case continuavano a cadere e subito abbiamo pensato a mia nonna. Sono corso verso casa sua, non lontana dalla chiesa, completamente crollata. Ma prima ho trovato delle persone che cercavano aiuto perch

Share

On aprile 1st, 2009, posted in: News università by
No Responses to “La laurea malgrado il terremoto”
Leave a Reply

Vai alla pagina facebook del Salone dello StudenteVai alla pagina Twitter del Salone dello StudenteVai alla pagina Youtube del Salone dello Studente
Vai al sito Campus