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Il giorno del giudizio

“Judgment Day”: giorno del giudizio, quello in cui nelle università americane vengono distribuiti i Faculty course questionnaires.
E di “giorno del giudizio” realmente si tratta se, come ormai a molti è noto, negli Stati Uniti il giudizio degli studenti ha il potere di portare in paradiso o di precipitare all’inferno i professori, permettendo loro di continuare la carriera accademica o bocciandone la professionalità senza possibilità di appello.
Mentre in Italia, e in Europa più in generale, la valutazione studentesca propone, ma non dispone – e sono i singoli docenti a dover trarre le conseguenze da quanto scritto nei questionari – dall’altra parte dell’Atlantico professori dalle spesso prestigiose carriere si vedono costretti dall’oggi al domani a scendere dalla cattedra e a reinventarsi una vita, con devastanti effetti per la loro sfera privata.
Un caso concreto? Quello di Annemarie Bean, titolare dell’insegnamento di Studi afro-americani a Wesleyan, nel New England. La sua colpa è stata di non avere raccolto un consenso generalizzato: tra quanti dichiaravano di adorarla si facevano strada studenti pronti a scrivere che «avevano appreso molto poco» dal suo insegnamento. Peccato che, a chi dichiarasse di avere imparato poco, si contrapponessero persone pronte a giurare di «non aver mai imparato così tanto».
L’interrogativo sorge spontaneo: sulla base di quali parametri valutano gli studenti? Quale grado di oggettività ci si può e deve attendere dai loro pareri?
Alcuni esperimenti di questi ultimi anni complicano, invece di semplificare, lo scenario: perch

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On febbraio 12th, 2009, posted in: News università by
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