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Hacker in ateneo? C

Le reti informatiche delle università italiane potrebbero essere ricettacolo di hacker, phisher e truffatori informatici di varia natura. L’allarme lo ha lanciato il quotidiano La Repubblica che ha ripreso un esposto, fatto alla polizia postale da una banca, dal quale si evince che alcune delle attività truffaldine (si parla addirittura di prelievo dai conti correnti) erano partite dalle reti di sei grandi università (Politecnico di Torino, Trieste, Statale di Milano, Federico II di Napoli, Pisa e Sapienza di Roma). Sotto accusa ci sarebbero quindi le reti informatiche d’ateneo: in pratica, nascondendosi dietro l’IP anonimo delle università, il pirata informatico della situazione potrebbe contare sull’anonimato. Ma è davvero così? Sul serio le aule computer degli atenei possono dare ospitalità involontaria agli hacker? E le reti wireless, che consentono agli studenti di collegarsi a internet dal proprio portatile gratuitamente all’interno dell’ateneo, sono sinonimo di insicurezza? Un settore molto delicato, visto che ormai l’aggiornamento tecnologico fa parte dei fiori all’occhiello accademici (il 67 per cento degli atenei italiani, secondo i dati della Fondazione Crui, ha la copertura della rete Wi-Fi). Campus ha sentito su questi aspetti un esperto, Cesare Leardini, dirigente dell’Area sistemi informatici del Politecnico di Milano, che, tra l’altro, è l’unico ateneo in Italia a fregiarsi della certificazione Iso/Iec 27001 con la Bsi di Londra. Vale a dire l’unica norma internazionale certificabile che definisce i requisiti per un sistema di gestione per la sicurezza delle informazioni. Il top nel settore, insomma. Leardini, dal canto suo, e per quanto riguarda il Politecnico, assolve la rete wireless: “Agli studenti concediamo soltanto la navigazione in internet dietro rilascio di un certificato. Una sorta di accreditamento che ci consente di avere la situazione sempre sotto controllo, il traffico è loggato per cui la visibilità e la tracciabilità sono garantite. D’altra parte è proprio il decreto Pisanu sul terrorismo del 2005 a stabilire che non ci possano essere anonimi in rete”. Un po’ diverso il discorso per i computer d’ateneo. “Su un parco di circa 6mila macchine”, riprende Leardini, “in dotazione al Politecnico, la sicurezza totale riguarda i 3mila e 500 computer della parte amministrativa e cioè ufficio stipendi, dove la sicurezza, per motivi ovviamente comprensibili, è massima, altri uffici e segreterie (non è possibile cambiare un 18 con un 30, per dire). Questi sono luoghi iperprotetti. Per le altre macchine, in dotazione a docenti, ricercatori e altro personale, invece, teoricamente qualche problema di sicurezza non si può escludere, anche perch

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On gennaio 19th, 2009, posted in: News università by
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