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Gran Bretagna, stretta su studenti stranieri

Come ricorda The Guardian (http://www.guardian.co.uk/education/2008/nov/10/international-students-migrant-scams-crackdown), in Gran Bretagna si sta pensando di introdurre norme più severe e restrittive per monitorare e gestire la permanenza di studenti stranieri negli atenei locali. Preso atto che a un loro incardinamento presso l’Università locale spesso non corrisponda una reale partecipazione alle attività didattiche previste dal piano di studi, si stanno individuando possibili mezzi per controllare l’effettiva frequenza degli studenti ai corsi. All’eventualità di prendere agli studenti le impronte digitali e di fornirli di appositi badge di riconoscimento (www.homeoffice.gov.uk/passports-and-immigration/id-cards/) – cosa che permetterebbe di quantificare l’effettività delle loro presenze e di monitorarne la permanenza sul territorio nazionale (rispedendo a casa chi dimostrasse di non adeguarsi ai vincoli richiesti) – c’è tuttavia chi si oppone con forza. In una lettera aperta indirizzata a The Guardian per volontà del presidente del Nation Critical Lawyers Group Ian Grigg-Spall, e firmata da alcune figure di spicco dell’Università e dell’avvocatura, si ricorda come questo tipo di sorveglianza poliziesca non rientri nelle funzioni dell’Università e alteri, di fatto, il rapporto educativo tra studenti e professori in modo estremamente dannoso, avendo i dipartimenti universitari come finalità propria la crescita intellettuale degli studenti piuttosto che il sanzionamento di alcuni loro comportamenti.
Da parte sua, Sally Hunt – segretario generale della University and College Union – ha dichiarato di ritenere che le nuove regole di controllo degli studenti stranieri siano state individuate senza preoccuparsi di consultare coloro che, di fatto, dovrebbero avere la responsabilità di metterle in atto. Di certo, il dibattito che questa decisione sta suscitando in Gran Bretagna contribuisce a mettere progressivamente in luce pro e contro della decisione: se uno dei rischi sarebbe quello di attribuire alle Università funzioni di controllo che non sono sue proprie, a scapito eventualmente della stessa vita accademica, è però chiaro che quanti arrivano in Gran Bretagna devono “stare alle regole” contribuendo nella misura del possibile al buon andamento della vita universitarie inglese. Cosa tanto più urgente se si pensa che ogni anno sono circa 350.000 gli studenti stranieri ospitati dalle Università inglesi, e che negli ultimi tre anni sono stati individuati oltre 300 College coinvolti in questo tipo di scandalo.
 
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On novembre 24th, 2008, posted in: News università by
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