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Ed ora l’Onda progetta

Venerdì scorso la protesta in piazza, con almeno 30mila studenti (secondo la Questura, molti di più secondo gli organizzatori) in corteo per le vie di Roma. A seguire, la proposta, rappresentata da un documento denominato Progetto per l’autoriforma. L’Onda studentesca non si placa, anzi si allarga. E si organizza. Sabato e domenica scorsi a Roma si sono incontrate in assemblea le delegazioni di studenti, dottorandi e ricercatori precari di oltre 20 atenei italiani, in pratica i rappresentanti degli studenti che dicono No alla legge 133 (www.no133.org) e ai tagli che il governo ha previsto per il mondo accademico.
Dal workshop è uscito il documento che mette le basi del progetto di rinnovamento dell’università, dal basso, come sottolineano loro, gli studenti dell’Onda. Ecco i punti salienti. Partendo dalla ricerca che, come affermano quelli dell’Onda, deve essere autonoma e indipendente, non “subordinata a logiche di mercato”. Pensando anche, di conseguenza, a forme non commerciali di sostegno e tutela in contrapposizione al brevetto. E se la ricerca diventa un punto fondamentale nella qualità di un ateneo, essa non può essere disgiunta dalla valutazione, pensata però non tanto “in termini di contenimento del bilancio, di produzione di brevetti o di quantità di pubblicazioni”, ma come un concetto più ampio che abbracci l’attività sociale degli atenei e il loro rapporto con il territorio. Naturalmente il progetto di autoriforma dell’Onda pone l’attenzione sul tema del precariato dei ricercatori, un fenomeno dalle dimensioni ormai insostenibili. Salario adeguato, diritti e pari opportunità diventano quindi i punti fermi da cui partire, per arrivare magari a un “contratto unico di lavoro subordinato, di almeno due anni, da assegnare a chi termina il dottorato di ricerca”. Questo dovrebbe servire a eliminare la giungla di tirocini, stage, praticantati e contratti atipici che attualmente rappresentano il modo in cui i ricercatori lavorano in università. Senza per altro essere mai consultati. Un altro punto del documento, infatti, richiede la presenza dei ricercatori precari negli organi decisionali degli atenei. Inchieste, appelli, scioperi, azioni locali, attività di piazza, istituzione di gruppi di studio tematici e soprattutto coordinamento con altre realtà studentesche europee: sono questi i percorsi individuati dall’Onda per portare avanti le proprie idee. La protesta, quindi, non si ferma.
Di seguito è consultabile il contributo del workshop: Lavoro e formazione.pdf

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On novembre 17th, 2008, posted in: News università by
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