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Ecco il ranking annuale del The

Il Times higher education – Qs ha pubblicato il World university rankings 2009: l’Università di Bologna risale leggermente la china rispetto all’edizione 2008, passando dalla 192esima posizione di dodici mesi fa alla 174esima attuale, recuperando diciotto posizioni. Non c’è di che rallegrarsi: l’ateneo di Dionigi resta l’unico rappresentante italiano, in una classifica dominata da università statunitensi, anglosassoni e asiatiche: delle duecento università classificate in cima al mondo, quelle dei paesi europei non di lingua inglese sono meno di quaranta.

Si tratta della sesta edizione di questa speciale classifica, segnata dal record di risposte da parte della comunità accademica (9.386 rispetto ai 6.354 del 2008), che vede nuovamente al comando l’università a stelle e strisce di Harvard. Alle sue spalle cambia il podio: il Regno unito si piazza in seconda posizione con Cambridge, scavalcando l’Università di Yale, terza, con una posizione in meno rispetto al 2008. È interessante rilevare che nelle prime sedici posizioni si collocano quattro atenei della Gran Bretagna e dodici made in Usa. Per trovare la prima europea non anglosassone dobbiamo scendere al numero venti, occupato da ETH Zurich (Swiss Federal Institute of Technology), in coabitazione con l’Università di Edimburgo. Tuttavia lo strapotere nordamericano nelle prime cento posizioni è in declino: si passa da 42 a 36 nell’arco di un anno. Il motivo di questa discesa è da riscontrare nel crescente impatto delle istituzioni asiatiche, che passano da 14 a 16 nelle prime cento posizioni, capitanata dall’università di Tokio, ventiduesima, seguita due posti più in basso da Hong Kong.

Non tarda ad arrivare il commento preoccupato di Enrico Decleva, presidente della Fondazione Crui: «Ogni anno questa classifica ci ricorda quanto il sistema universitario italiano sia indietro rispetto agli standard di eccellenza mondiali. Teniamo conto anche degli indicatori utilizzati per stilare questo ranking, creati per valorizzare università statunitensi e anglosassoni, assunte a modello anche dagli atenei asiatici». Continua Decleva, osservando che si tratta dell’ennesimo campanello di allarme, di cui purtroppo siamo a conoscenza: «Quando prevalgono indicatori riferiti alla produzione scientifica la nostra collocazione è molto migliore. Ma la presenza della sola Alma Mater nelle prime duecento non ci deve sorprendere, pensiamo a quanto il Paese investe e a quante criticità ci affliggono. Non a caso le europee che meglio figurano appartengono a Svizzera, Germania, Olanda, Francia, Svezia e Regno Unito, che considerano l’alta formazione e la ricerca come settori strategici in cui impegnarsi a fondo».
Per visualizzare la classifica completa cliccare su www.timeshighereducation.co.uk/Rankings2009-Top200.html.

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On ottobre 8th, 2009, posted in: News università by
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