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Dopo la laurea poco lavoro

Disoccupazione e precariato: questi i due termini che meglio descrivono la condizione dei neolaureati di oggi. E non si tratta di luoghi comuni ma della reale e drammatica situazione emersa nel nuovo rapporto Almalaurea.
Basti dire che la domanda di laureati in economia è crollata del 37 per cento rispetto allo scorso anno. Non solo: anche gli ingegneri sono sempre meno ricercati dagli uffici risorse umane delle aziende. Per non parlare dei laureati in materie umanistiche.
Insomma, una vera e propria catastrofe che sta inducendo molti giovani a chiedersi se la laurea non sia divenuta solamente un foglio di carta straccia.
L’anno scorso erano ancora in cerca del loro primo impiego il 16,5 per cento dei neolaureati triennali. Quest’anno sono arrivati al 22 per cento. Con lo stesso destino si sono misurati anche i laureati che hanno concluso il ciclo dei cinque anni: l’anno scorso erano senza lavoro il 14 per cento, oggi sono il 21 per cento. Senza contare la caduta libera del dato medio dello stipendio mensile a un anno dalla laurea.
E i contratti si fanno sempre meno stabili: dei laureati magistrali che hanno trovato lavoro, il 52 per cento lo ha fatto passando per contratti di collaborazione o altre forme precarie. L’anno scorso erano il 49 per cento. I rapporti di lavoro stabili sono stati il 26,1 per cento mentre erano il 27,8 per cento l’anno passato. E cresce la quota anche di chi lavora senza aver alcun tipo di contratto.
E se il famoso detto “Mal comune, mezzo gaudio” dice il vero allora possiamo farci una bella risata: in Giappone per non fare aumentare a dismisura il già cospicuo numero di inoccupati un gran numero di atenei invita gli studenti a congelare la laurea per dodici mesi e di ripetere l’ultimo anno al fine di specializzarsi. Tutto ciò condito da un modesto contentino: la retta per questo anno aggiuntivo, quasi imposto con pressioni psicologiche di futuri nefasti, viene dimezzata.
Come e se usciremo da questa situazione di “stallo” è un vero interrogativo ma i prospetti degli studiosi non sono affatto incoraggianti: se in passato la curva del grafico tendeva a risalire dopo un periodo di netta caduta, oggi il fenomeno non sembra più tanto scontato.
E si inizia a pensare alla crisi dopo la crisi.
“Purtroppo anche all’università si riflette la crisi più generale che il Paese sta attraversando”, ha commentato Enrico Decleva, rettore della statale di Milano e presidente della Crui, “una crisi che ha raggiunto il capitale umano meglio formato in misura preoccupante, anche se più tardi e in modo più modesto. Con AlmaLaurea, anche la Crui ritiene che ampliare la consistenza dei giovani laureati costituisca l’antidoto migliore per portare il Paese fuori dalla crisi riposizionandolo a livello internazionale. I risultati che giungono dalle immatricolazioni all’università nell’anno accademico in corso, per quanto contrassegnate da un noto calo demografico, testimoniano della fiducia che viene riposta in una più elevata preparazione, seppure con squilibri evidenti tra diverse aree geografiche”.
Campus.it ha già parlato del problema occupazionale negli Stati Uniti: http://www.campus.it/estero/428659-jobless-9-neolaureati-su-100.html

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On marzo 17th, 2010, posted in: News università by
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