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Chi sale e chi scende nella superpagella

PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO, ABBIAMO RIUNITO IN UN SOLO RANKING LA CLASSIFICA DELLA NOSTRA GUIDA ALL’UNIVERSITÀ, QUELLA DI REPUBBLICA E DEL SOLE, AGGIUNGENDO I RATING STRANIERI. ECCO IL RISULTATO. IN ATTESA CHE A DARE I VOTI, DEFINITIVI, SIA LA NUOVA AGENZIA MINISTERIALE, ANVUR, FERMA AL PALO DA UN ANNO

A un recente incontro alla Normale di Pisa si è discusso a lungo sulla validità dei ranking, delle classifiche delle università.
Il dibattito è stato fortemente critico: ciascuna classifica – questa una delle conclusioni – che sintetizza un organismo complesso come un ateneo in un secco numero è fortemente influenzata dai parametri, spesso arbitrari (questa «l’accusa»), scelti da chi la redige. D’altra parte – tesi della difesa – le classifiche, hanno proprio nella loro sinteticità il proprio valore aggiunto: nella possibilità che danno di dare un colpo d’occhio rapido a certi valori di un’università.
Così, ancora quasi per gioco e per il secondo anno consecutivo, Campus ha voluto mettere l’una a fianco all’altra le principali classifiche che coinvolgono le università italiane e che misurano, ciascuna, caratteristiche diverse: i ranking «made in Italy» di Censis-Repubblica, Sole 24 Ore e, ovviamente, quella di questo giornale, Campus-Guida all’università 2010, ancora in edicola. E quelli internazionali di Shanghai, Times Higher Education Supplement, Università di Leiden (Olanda), Heeact di Taiwan e lo spagnolo Webometrics.
A ciascuna università abbiamo attribuito un punteggio, in funzione di quello riportato in ognuna delle classifiche o della posizione ottenuta nelle graduatorie. Riportati a una stessa scala, in millesimi, e fatta una media (un qualche peso in più è stato attribuito ai punteggi ottenuti nelle classifiche italiane), ecco che questi numeri sono la base per questa «superclassifica».
Uno sguardo veloce al totale e alle classifiche scorporate per categorie (atenei con più di 50mila studenti, fra 10mila e 50mila; sotto i 10mila e poi le specializzate in tecnologie, scienze economico-sociali, scienze mediche, scienze umanistiche e della comunicazione), vede una Bocconi che si conferma, come già nel 2008, regina delle classifiche, seguita dai due politecnici (ma quest’anno in ordine invertito, secondo Torino, terzo Milano) e, come outsider, da Trieste, forte di ottimi punteggi nella classifica Campus (dove è prima fra gli atenei di media grandezza) e del Sole 24 Ore dove è terza fra le statali.
Fra i grandi atenei, nonostante i primi posti conquistati nella classifica Campus e in quella Repubblica, l’ateneo di Torino è secondo (colpa di una non brillantissima prestazione nel ranking del Sole) dietro Padova che ha valori migliori nella media globale. Nella classifica dei maga-atenei, dopo il Bo e la Statale torinese, arriva Bologna, Firenze, Milano-Statale, Roma-La Sapienza.
Staccati gli atenei del Sud: Federico II di Napoli, Catania, Palermo e Bari. Come giustamente sottolineato a Pisa, i criteri scelti influenzano pesantemente la posizione di ciascun ateneo. Ecco, in breve, quelli esaminati nei ranking che concorrono a formare questa superclassifica. Quella di Campus vuole essere una classifica «a misura di studente»: si valutano nove voci principali (studenti, strutture, servizi, diritti e trasparenza, web, ricerca, internazionalizzazione, risorse e lavoro) che vanno a formare un voto globale Campus e un punteggio «value/money», ovvero qualità/prezzo.
Repubblica valuta invece quattro voci, per i soli atenei statali: servizi, strutture, borse di studio e web. Il Sole 24 Ore ha quest’anno nel suo paniere dieci indicatori, da quelli sulla qualità degli studenti (come «dispersione», «inattività», «laurea nei tempi» e «talenti » che valuta quante matricole hanno avuto un alto voto di maturità) a quelli sulle strutture («affollamento », «attrattività»), fino a quelli occupazionali a tre anni e a tre voci sui finanziamenti alla ricerca.
Fra i ranking stranieri, i più citati sono quelli dell’Institute of Higher Education di Shanghai - che seleziona le 500 migliori università al mondo – e quello dell’inglese Times Higher Education (200 migliori università mondiali). Il primo valuta la qualità dell’istruzione e dei docenti, oltre alla ricerca e alle performance accademiche. Il secondo mette insieme il parere degli esperti, l’impiegabilità dei laureati, l’internazionalizzazione e la qualità dell’insegnamento.
Se altri due ranking, quella dell’università olandese di Leiden e quella dell’Heeact, valutano, similmente, l’impatto della ricerca, più particolare è il parametro scelto dal politecnico parigino

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On luglio 31st, 2009, posted in: News università by
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