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Cartolina per Prodi

In un bel film di una decina d’anni orsono, Smoke di Wayne Wang, uno splendido Harvey Keitel impersonava un tabaccaio che scattava, ogni giorno e alla stessa ora, una foto al medesimo angolo di Brooklyn. Implacabile, l’obiettivo coglieva il cambiamento di quel pezzo di realtà e della gente che lo popolava.
Da nove anni, AlmaLaurea, il consorzio di 49 atenei italiani che gestisce la più grande banca dati universitaria del mondo, scatta la stessa foto ai nostri laureati. Un’istantanea che descrive con precisione  un passaggio centrale per questo Paese: il passaggio dagli studi al mondo del lavoro.
Il IX Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati, presentato in questi giorni, ci consegna una foto nitida, dalla definizione digitale tanto è l’expertise dello staff del direttore Andrea Cammelli, di 89mila laureati di 40 atenei da nord a sud d’Italia a più anni dalla laurea.
Confrontandola con la foto dell’anno precedente, alcune differenze balzano agli occhi.
A un anno dalla laurea triennale, lavora il 52,4 per cento dei dottori contro il 53,6 dell’anno precedente; lo stipendio medio è di 969 euro, mentre era di 1.042 lo scorso anno. Le dottoresse guadagnano il 27 per cento in meno dei loro colleghi maschi e trovano anche meno facilmente un’occupazione (49 per cento contro  57). Più del 5,6 per cento dei  laureati entra nel mondo del lavoro  “grazie a segnalazioni a datori di lavoro” (leggasi raccomandazione) e altri 12 su 100 devono ricorrere al “contatto attraverso parenti/amici” (leggasi, di nuovo, raccomandazione).
Cala la stabilità lavorativa (dal 46 al 38 per cento). Nella foto appare immodificabile negli anni la condizione di chi esce dagli atenei del Sud contro chi si laurea a Nord: 41 per cento rispetto a 64.
I dati migliorano, ma di poco, se siete laureati del vecchio ordinamento e, ovviamente, nel tempo, con un tasso di occupazione più elevato e come stabilità contrattuale, anche se rimangono tutte intatte, quasi inalterate, le differenze fra uomini e donne (pari opportunità vo’ cercando) e fra l’Italia settentrionale e quella meridionale.
Insomma, nella foto scattata da Cammelli/Keitel siamo tutti un po’ più bruttini. Un’immagine che chi governa questo Paese deve appiccicare nell’agenda, magari insieme a un’altra, diversa, ma ugualmente importante, scattata stavolta dalla Luiss, l’ateneo di Confindustria, sulla classe dirigente: una foto di gruppo della leadership italica, fatta di signori attempati, che si cooptano a vicenda e dove contano le relazioni e non il merito.
Il premier Romano Prodi dimostra di conoscere queste due istantanee. Lanciando il suo secondo esecutivo, ha dettato 12 punti irrinunciabili per la sua azione di governo, il secondo parla di “Impegno forte per la cultura, scuola, università, ricerca e innovazione”.
Faccia presto  presidente, perch

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On marzo 5th, 2007, posted in: News università by
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