registration





A password will be e-mailed to you.

Bologna: lavorano 57 laureati su 100

Il 57% dei neolaureati bolognesi lavora, lo rivela il dettaglio per ateneo del Rapporto Annuale di AlmaLaurea, diffuso oggi dall’Ateneo petroniano.

I laureati bolognesi coinvolti nell’indagine sono 8.724. In particolare si tratta dei laureati del vecchio ordinamento delle sessioni estive 2004, 2002 e 2000 intervistati rispettivamente ad uno (3.028), tre (3.014) e cinque anni (2.682) dal conseguimento del titolo.

Così come a livello nazionale, l’occupazione dopo la laurea per i neodottori dell’Alma Mater si contrae lievemente, perdendo due punti percentuali rispetto all’indagine precedente. Un calo imputabile, più che alla quota di disoccupati (sostanzialmente invariata), alla quota di chi continua la formazione dopo la laurea.
Gli occupati a un anno dalla laurea sono il 57%, un valore superiore alla media nazionale (54,5%). Il 23% dei giovani continua il percorso di formazione. Chi cerca lavoro è il 20% (era il 19,5% nella precedente indagine).
La già buona situazione dal punto di vista occupazionale migliora a tre anni dalla laurea (lavora il 77% dei laureati, il 13% continua la formazione, il 10% cerca lavoro) e a cinque anni (lavora l’88,6% dei laureati, il 5,8% è in formazione, chi cerca lavoro è il 5,6%).  Le differenze di genere pesano nella condizione occupazionale dei neolaureati: a un anno le donne occupate sono il 54%, gli uomini il 60,5; a tre anni lavora il 75% delle donne contro l’80% degli uomini; a cinque anni il divario permane (lavora l’86% delle donne e il 92% degli uomini).

Tra i neolaureati occupati, un quinto dichiara di proseguire il lavoro iniziato prima della laurea.
Ma dove lavorano i neolaureati? Il 77% nei servizi, soprattutto nel settore Istruzione e ricerca e nel commercio (13%); il 21% lavora nell’industria.

La ricerca del lavoro freschi di laurea
Nel reperimento del lavoro premia soprattutto l’iniziativa personale (38%). Ma contano anche le raccomandazioni, ovvero i contatti su  segnalazioni di altre persone (13%). Lo stage apre la porta di ingresso al mondo del lavoro a 13 neolaureati su cento (era il 14% nella scorsa indagine). Chi si affida agli annunci sui giornali è il 7,5%.
Dall’inizio della ricerca al reperimento del primo lavoro passano 2,8 mesi.

Neolaureati tra stabilità e precarietà
Il lavoro si trova, ma è in prevalenza precario. Un dato confermato dalla recente indagine Excelsior della Camera di commercio di Bologna che ha registrato nel 2006 il sorpasso dei precari sui lavoratori a posto fisso nelle nuove assunzioni in Provincia di Bologna.

Pur cambiando quadro di riferimento, e cioè i giovani laureati a Bologna, ma che lavorano in tutta Italia, il fenomeno di una maggiore instabilità del lavoro viene confermato.

A un anno dalla laurea il lavoro atipico (ovvero il lavoro a tempo determinato e le collaborazioni) riguarda 56 laureati su cento. Gli occupati precari erano il 48% nell’indagine sui neolaureati del 2002, il 53% nell’indagine successiva (neolaureati del 2003) ed ora sono il 56% (neolaureati 2004).

I neodottori precari vivono soprattutto di collaborazioni (30%) e di contratti a tempo determinato (23%).
A un anno dalla laurea il lavoro stabile (lavoro autonomo e a tempo indeterminato) riguarda il 32,5% degli occupati (era il 37% nella precedente indagine). Un valore inferiore alla media nazionale (39%).

Nel tempo aumenta la stabilità del lavoro: 58% a tre anni dalla laurea, 72% a cinque anni dal conseguimento del titolo. Nello stesso periodo di tempo il lavoro atipico si dimezza (37% a tre anni dalla laurea, 26% a cinque anni).

La prima busta paga
Il guadagno mensile netto a un anno dalla laurea è di 982 euro (era di 1.004 per i neolaureati 2003 e 980 euro per i neolaureati 2002). Una media che non si discosta di molto dal dato nazionale (993 euro). Il primo stipendio è più leggero per le donne: 894 euro contro i 1.091 degli uomini. Il guadagno dei laureati bolognesi aumenta a tre anni dalla laurea (1.148 euro) e a cinque anni (1.341 euro). Le differenze di genere continuano a farsi sentire in busta paga: a tre anni dalla laurea le donne guadagnano 1.018 euro mensili, gli uomini 1.318. A cinque anni dalla laurea le donne guadagnano 360 euro in meno rispetto agli uomini che raggiungono una busta paga di 1.539 euro netti mensili.

 
Una laurea efficace.

Quanto conta la laurea sul mercato del lavoro? Il giudizio sull’efficacia del titolo di studio rispetto al lavoro svolto è positivo: a un anno dalla laurea l’81% considera la laurea almeno “abbastanza efficace”, la percentuale sale, a cinque anni dall’acquisizione del titolo, al 90%.

I primi triennalisti

 ono i primi figli della Riforma, quelli che l’VIII Profilo dei laureati italiani realizzato da AlmaLaurea è in grado di fotografare. Per capire quanto studiano, in quanti anni, che voti prendono. E, soprattutto, che giudizio danno, una volta discussa la tesi, della loro esperienza universitaria e come vedono il loro futuro.

L’indagine ha coinvolto i 17.867 laureati nel 2005 all’Alma Mater: 8.454 laureati pre-riforma, 8.163 laureati di primo livello, 514 dottori delle lauree specialistiche a ciclo unico, 736 laureati “magistrali”, ovvero dei corsi specialistici.

Tra i laureati di primo livello, 5.042 sono “puri”, ovvero hanno iniziato e concluso gli studi nell’università riformata.  

 
Gli ottomila figli della Riforma: netto calo dei fuori corso

Sono i primi, con un ciclo di studi più breve, e dunque comprensibilmente si abbassa l’età media alla laurea: 25,5 anni contro i 27,5 dei laureati pre-riforma (l’età media alla laurea si abbassa ulteriormente per i triennali “puri” a 23,6 anni). La provenienza, rispetto ai laureati pre-riforma, rimane invariata. Il 31% viene da famiglie con almeno un genitore laureato, più di un laureato su due proviene dal liceo (il 38% dallo scientifico, il 15% dal classico); sale al 28% (è il 20% nei laureati pre-riforma) la quota di chi ha una maturità tecnica, a conferma che la Riforma ha favorito l’accesso all’Università a fasce di popolazione più ampie di quelle tradizionali.

Nel passaggio dal pre al post riforma lievitano i laureati bolognesi in corso: dal 13 al 57% (e al 71% dei triennali “puri”). L’obiettivo della Riforma di dare risposta a uno dei mali dell’Università italiana, e cioè l’elevato numero dei fuori corso, sembra parzialmente centrato. Rimane infatti preoccupante, nell’analisi sui laureati di primo livello, quel 26% – poco più di un quarto – che è già al primo anno fuori corso. Un segnale da non sottovalutare e da tenere monitorato nel tempo.

 
La Riforma universitaria ha portato anche ad un aumento dei laureati che frequentano regolarmente le lezioni. Il 65% dei laureati triennali ha frequentato oltre i tre quarti degli insegnamenti previsti. Fra i laureati pre-riforma, invece, la medesima frequenza ha coinvolto il 48,5% per cento del totale.
 
 
Stage, tirocini ed esperienze di studi all’estero
Nel passaggio dai laureati pre-riforma ai laureati di primo livello aumenta in modo consistente la quota di chi ha svolto tirocini e stage riconosciuti dal corso di studi. Fra i laureati di primo livello l’esperienza di stage-tirocini ha coinvolto 48 studenti su cento. Nel pre-riforma l’esperienza di stage e tirocini ha coinvolto 14 studenti su cento. La partecipazione a programmi di studio all’estero risulta invece inferiore fra i laureati triennali rispetto ai colleghi pre-riforma. Ovviamente il periodo di studi ridotto offre meno possibilità ai giovani di andare all’estero. L’esperienza di studio all’estero infatti coinvolge 17 laureati del vecchio ordinamento su cento (11,5 con programma Ue) e 9 laureati su cento di primo livello (6 con programma Ue).
 
Le intenzioni dopo la laurea

Fra i laureati pre-riforma l’intenzione di proseguire gli studi riguarda 53 laureati su cento (19 con un master). Invece, sono 80 su cento i laureati di primo livello che intendono proseguire gli studi. La gran parte dei laureati triennali che ha espresso queste aspirazioni formative punta ad una laurea specialistica (61%) o ad un master (8%).

 
Il giudizio dei laureati sull’esperienza universitaria
I laureati dell’università di Bologna post-riforma si dichiarano complessivamente soddisfatti del corso di studi (87%). Promossi i rapporti con i docenti e le biblioteche. Più critico il giudizio sulle aule (adeguate per il 69% dei laureati); il 50% continua a giudicare invece in numero inadeguato le postazioni informatiche. Risultati simili si ritrovano nei giudizi dei laureati pre-riforma.
Alla domanda se si iscriverebbero di nuovo all’Università risponde “sì”, ed allo stesso corso dell’Ateneo, il 69% dei laureati di primo livello e il 68% dei laureati pre-riforma. Il gradimento rispetto alla scelta della sede universitaria aumenta se si considera anche il 17% dei laureati che si iscriverebbero di nuovo all’Università di Bologna, ma cambiando corso (è il 18% dei laureati pre-riforma).
Carico di studio sostenibile per 89 laureati su cento

L’89 per cento dei laureati dell’Alma Mater, pre e post riforma, ritiene gli insegnamenti complessivamente sostenibili.

 

Share

On dicembre 28th, 2006, posted in: News università by
No Responses to “Bologna: lavorano 57 laureati su 100”
Leave a Reply

Vai alla pagina facebook del Salone dello StudenteVai alla pagina Twitter del Salone dello StudenteVai alla pagina Youtube del Salone dello Studente
Vai al sito Campus