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Su Campus giugno Speciale summer 2011

Vacanza, tempo di relax e… non solo.
Sono sempre di più gli studenti e i neodottori che decidono di estendere i loro studi dall’anno accademico ai mesi estivi, frequentando corsi nel proprio paese o all’estero. Da Boston al Kenya, da Helsinki a Roma, da Los Angeles a Parigi, da Sydney a Londra, da Monaco a Pechino e chi più ne ha più ne metta: la moda delle summer è ormai diventata una prassi consolidata, che sta prendendo piede anche in Italia, dove ce ne è per tutti i gusti. Scientifiche e umanistiche, classiche e più originali, le proposte didattiche spaziano dalla fisica e la chimica alla filosofia, dalla medicina all’economia, dalla fotografia alle scienze ambientali, dalle lingue alla scrittura creativa. Si parte, si apprende, si crea un network e si ritorna, dopo un minimo di una settimana e un massimo di un paio di mesi, con nuove competenze apprese e un curriculum aggiornato che vanta un’esperienza all’estero.
I pareri di chi rientra sono generalmente positivi e non manca chi riconosce proprio alla summer il merito di aver trovato lavoro.
La competizione del mercato aumenta e per essere valorizzati bisogna faticare di più ma scegliere il corso giusto al momento giusto può ridurre lo sforzo e… trasformarsi in un’occasione di lancio, oltre che di formazione, per far carriera.
Ma quali sono i criteri di scelta per una summer e, soprattutto, quanto conta farne una e quali sono le aspettative che vengono rispettate? Campus ha chiesto il parere di chi si è iscritto, che ha riportato i pro e i contro della sua esperienza estiva.

Federico Serpietri: “Una scelta per interessi e curiosità personali”
Nato a Roma, 26 anni, laureato alla triennale in Culture per la comunicazione dell’Università dell’Aquila

{mosimage} “Ho aderito alla Fara music summer school per il corso di batteria, tre anni fa.
Sei giorni completi di immersione a Rieti, nel mondo del jazz, tra altri appassionati di musica, lezioni frontali con docenti professionisti e concerti all’aria aperta.
Credo che la Fara music summer school sia unica nel suo genere in Italia. Eravamo parecchi iscritti, sia italiani che stranieri, e la fascia di età oscillava tra i 17 e i 28 anni.
Nonostante l’eterogeneità dei partecipanti, si era creato un bel clima di unione e complicità, favorito anche dalla struttura ad appartamento degli alloggi. Inoltre il costo del corso era più che onesto: 150 euro che includevano concerti gratis, partecipazione alle iniziative del festival e laboratori con insegnanti, che nella vita di ogni giorno costerebbero almeno 70 euro a ora.
Essendo appassionato di batteria e conoscendo di persona il direttore artistico, mi ero iscritto alla summer, mantenendo anche una linea di coerenza con il mio percorso di studi. Frequentavo la triennale in culture per la comunicazione all’Università dell’Aquila e il corso mi è stato successivamente riconosciuto come credito curriculare. Ma in generale credo che non sempre una summer school vada scelta per approfondire gli studi accademici: anzi, ben venga se a guidare la scelta siano, qualche volta, anche gli interessi e le curiosità personali.”


Courtney Dewitt: “Docenti preparati e disponibilissimi: un’esperienza indimenticabile”

29 anni, New York

 {mosimage} “Ho frequentato il Comparative health care liability and regulation program al Sant’Anna la scorsa estate ed è stata la mia prima esperienza generale in Italia.
Prima di lasciare New York, mi aspettavo di trovare a Pisa corsi interessanti e nuove opportunità, ma non potevo immaginarmi che sarebbe stato indimenticabile! Durante la summer, siamo stati introdotti allo studio delle tematiche relative ai sistemi legali europei e americani sotto una prospettiva nuova e originale.
 Per quanto mi riguarda i migliori approfondimenti sono stati i diritti umani e le politiche di regolamentazione negli Stati Uniti e in Europa, soprattutto in riferimento ai meccanismi ingannevoli usati per controllare la qualità della salute pubblica.
Le lezioni erano tenute sia da docenti americani che italiani ed erano progettate per preparare tutti gli studenti a entrare nel mondo dell’economia globale. I docenti trasmettevano entusiasmo e motivazione, erano molto disponibili e sembravano contenti di rispondere alle nostre domande anche dopo le lezioni, pur di farci chiarire un dubbio, e ho stretto amicizie di respiro internazionale con i miei compagni di classe, che continuo a conservare.
Quando terminavano le lezioni e non avevo più compiti, trovavo sempre del tempo per visitare un’altra parte della città. Prima di andarmene dall’Italia sono riuscita anche a vedere Roma e Livorno!
L’ospitalità e la disponibilità delle persone che ho incontrato nel viaggio sono state un vero punto di forza e la combinazione di compagni di classe con docenti, campus e lezioni ha reso la mia esperienza al Sant’Anna unica e, non escluderei, da ripetere!”

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On giugno 15th, 2011, posted in: Master & Corsi by
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