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I tagli preoccupano i giovani inglesi

Atenei d’Oltremanica nella bufera. Quasi 450 milioni di sterline previsti nei tagli dei bilanci universitari e più di 15 mila posti di lavoro (per la maggior parte fra i docenti) ridotti nei prossimi anni. Con conseguenze disastrose sulla qualità della didattica e sull’umore degli studenti.
Sono questi i numeri dell’inchiesta che, in prima pagina, il The Guardian ha dedicato lo scorso 8 febbraio alla difficile situazione che stanno vivendo molte realtà accademiche inglesi. I dati, annunciati dall’Higher Education Funding Council for England, riguardano le università di tutto il paese e già 25 hanno dovuto adottare “insidiosi e dolorosi” accorgimenti per far fronte alla terribile crisi che sta minando la patria di alcune fra le più prestigiose istituzioni mondiali.
Ma ecco, nel dettaglio, i casi eclatanti di alcuni atenei. Quasi un bollettino di guerra. L’Università del Westminster prevede 150 posti di lavoro in meno fra il personale accademico, quella di Leeds addirittura 700, 340 sono i silurati a Sheffield Hallam e 300 a Hull. I campus della Cumbria e di Wolverhampton annunciano la chiusura di alcune strutture ed il trasferimento ad altri siti di numerosi studenti, la Teesside University prevede tagli per un totale di 2 milioni di sterline che andranno ad incidere sulle borse di studio destinate agli studenti in maggiori difficoltà economiche.
E dal punto di vista didattico, questo ciclone, non mancherà di farsi sentire: l’Università del West England ha già tagliato i corsi di francese, tedesco e spagnolo, mentre la Surrey University ha eliminato dall’offerta formativa i corsi di laurea umanistici. E come se non bastasse, in molti atenei, ai docenti tagliati (che già hanno annunciato scioperi) dai bilanci d’ateneo subentreranno neolaureati senza esperienza che andranno ad impoverire, stando a quanto dichiarano gli studenti, la qualità dell’insegnamento.
Peter Mandelson, attuale Ministro delle attività produttive nel governo Brown, ha minimizzato. “Sappiamo bene che le università hanno un contributo fondamentale alla crescita economica del paese, per cui nessuno desidera mandarle in rovina. Quello che si chiede, in fondo, è che ci sia disponibilità ad affrontare la crisi per il bene del paese. E ci aspettiamo che gli atenei possano affrontarla minimizzando l’impatto che ciò avrà sulla qualità della didattica e sulle valutazioni degli studenti.” Tant’è che molti atenei hanno eliminato corsi poco seguiti (musica, storia), aumentato le tasse per gli studenti part-time e per quelli provenienti dall’estero, con picchi che arrivano alle 7 mila sterline annue (rispetto alle 3.225 degli scorsi anni).
Il tutto, sottolinea il Guardian, in netto contrasto con la politica americana annunciata da Barack Obama proprio nei primi giorni del mese: un aumento del 31% nella spesa per l’istruzione nel 2011. Obiettivo? Contrastare la disoccupazione, sviluppando nei laureati maggiori competenze.
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On febbraio 17th, 2010, posted in: Estero by
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