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Per chi ha nel cassetto un business sociale

TORNA LA GLOBAL SOCIAL COMPETITION: STUDENTI E PROGETTI DI IMPRESE SOSTENIBILI, PROFIT E NON. IN GARA DALLE UNIVERSITÀ DI TUTTO IL MONDO. I CAMPIONI IN CARICA? UN GRUPPO DI NEOLAUREATI INDONESIANI

Alzi la mano chi non ha mai sognato almeno una volta nella vita di poter trasformare in oro tutto ciò che tocca, più o meno come si diceva potesse fare il mitico Re Mida… Beh, un’impresa che si avvicina molto è stata compiuta da un team di studenti indonesiani, tutti tra i 25 e 30 anni, che si sono aggiudicati il primo premio nella finale modiale della Global Social Venture Competition, svoltasi all’Università di Berkeley, California, lo scorso 24 aprile e che ha visto partecipare dieci team con altrettanti progetti imprenditoriali ad alto impatto sociale, scelti tra più di 300 proposte pervenute da 40 Paesi.
I vincitori, sette giovani indonesiani della Prasetiya Mulya Business School di Jackarta, hanno presentato un progetto chiamato EcoFaeBrick, hanno avuto il merito di ideare un modello di business altamente innovativo, capace di garantire sostenibilità economica e un altissimo impatto sociale in alcune zone rurali dell’Indonesia. Come producendo mattoni per l’edilizia a partire dal… letame come materia prima!!!
Questi sette ragazzi, che si sono aggiudicati, oltre alla gloria personale, 25mila dollari da investire in tale attività, hanno sviluppato il loro progetto considerando, come punto di partenza, le criticità del contesto entro il quale si proponevano di agire: un’economia rurale basata principalmente sull’allevamento bovino, con scarse opportunità di lavoro e poche prospettive di sviluppo all’orizzonte.
Il progetto EcoFaeBrick infatti intende affrontare contemporaneamente questi problemi favorendo lo sviluppo di un nuovo settore manifatturiero utilizzando come materia prima gli scarti biologici animali. Risulta infatti che il 44 per cento del letame prodotto in Indonesia sia ampiamente sufficiente per il processo di fertilizzazione delle aree rurali locali, non riuscendo dunque ad esaurire la disponibilità totale, la quale causa di conseguenza il problema dello smaltimento. Attraverso un processo chimico che avviene per mezzo di un bioattivatore, il letame scartato modifica la propria struttura chimica e acquista delle proprietà fisiche adatte all’applicazione in ambito edilizio. Dai test effettuati sui prototipi, infatti, i mattoni così ottenuti risultano più leggeri a parità di resistenza e capacità di isolamento termico.
Ma l’impatto sociale di tale iniziativa non è limitato semplicemente al riciclo di materiale di scarto: esso si protrae anche nella creazione di nuovi posti di lavoro (sia per la produzione dei mattoni sia per l’indotto creato nell’edilizia), nell’aumento della qualità della vita derivante dalla realizzazione di strutture di migliori e nella riduzione nell’uso di legname per la fabbricazione tradizionale delle abitazioni. In termini quantitativi, il ritorno sociale dell’investimento (Social return on investment) risulta essere di 26 dollari per ciascun dollaro investito in tale attività.
«La nostra idea ha preso spunto dal desiderio di fare qualcosa che potesse aiutare il nostro Paese», dice Yosuf Aria Putera, il leader del progetto, «ma che contemporaneamente costituisse la fonte di un business vero e proprio, economicamente sostenibile e dunque in grado di costituire per noi stessi una possibilità di impiego». La Gsvc è stata una grande chance: «Formalizzare la nostra idea attraverso la creazione di un businessplan e di entrare a far parte di un network in cui idee come la nostra sono sostenute, valorizzate e aiutate a fare il loro ingresso nel mercato», spiegano.
EcoFaeBrick ha così superato la concorrenza degli altri team, provenienti da tutto il mondo e titolari di progetti interessantissimi seppur diversi tra loro, tra i quali vale la pena ricordare mPedigree Logistics, un’azienda che ha sviluppato un sistema di certificazione dei prodotti farmaceutici a prova di contraffazione, fenomeno che attualmente in Ghana, in cui il progetto si sviluppa, raggiunge addirittura il 30% del totale dei medicinali in commercio, classificatasi seconda; e, terza, la Solar Cycle, una start-up che ha sviluppato, utilizzando scarti plastici e metallici, due prodotti, il «cooker» e il «pastorizator», congegni per pastorizzare l’acqua, rendendola pura.
Non è riuscito a salire sul podio, invece, Gearch, il progetto vincitore del round europeo, svoltosi lo scorso marzo presso la London Business School. Si tratta di un programma che utilizza la tecnologia Google per un motore di ricerca «verde», cioè che promette all’utente di piantare un albero per ogni ricerca effettuata sul web, dandogli addirittura la possibilità di scegliere in quale area geografica debba essere piantato l’albero e, pensate un po’, quale nome si desideri a esso assegnare!
Intanto, in Italia, Altis – Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica di Milano riapre i battenti per l’edizione 2010 (vedi intervista a Mario Molteni, direttore di Altis), per la quale, nell’ottica di un miglioramento continuo, si è già alla ricerca di nuovi progetti che sappiano fare meglio dei re Mida Indonesiani.

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On settembre 15th, 2009, posted in: Borse & Concorsi by
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