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Università di Palermo: via il superfluo
Ingenti tagli ai corsi di laurea in ottemperanza al D.M. 270

Razionalizzare l’offerta didattica eliminando i corsi di laurea con pochi iscritti e ricompattando l’offerta formativa è l’ultima mossa dell’Università di Palermo, che ha appena inviato al Miur il nuovo, rivoluzionario, piano per l’anno accademico 2009/2010.
Alfredo Salerno, a capo del Nucleo di valutazione d’ateneo, ricorda che questo processo di razionalizzazione è stato gestito «verificando le dotazioni di docenti e di strutture, ma anche lavorando a percorsi di studio formative sul territorio, nonché sui parametri di qualità previsti dal ministero». E dà qualche cifra: con il nuovo anno accademico i corsi di laurea scenderanno dai 184 attivati nel 2007/2008 a 145 (da 116 a 43 per i triennali; da 68 a 61 per gli specialistici), con un drastico calo riguardante la formazione di primo livello, mentre gli indirizzi specialistici si confermano effettivamente necessari.
15, 30, 50 o 60, invece, il numero minimo di studenti che – a seconda del tipo di laurea – permetterà di attivare un corso.
Adeguarsi ai dettami del decreto ministeriale 270 comporterà conseguenze più o meno vistose a seconda delle Facoltà: saranno sottoposte a una rigida dieta dimagrante Giurisprudenza (che dai 6 indirizzi attuali passerà a una sola proposta di ciclo unico) e Scienze politiche (con 6 corsi contro gli 11 attuali). Sostanzialmente stabile Lettere e filosofia (da 23 a 21 proposte), invariate Medicina e Architettura, addirittura in crescita Agraria.
«Esaurita questa prima verifica», continua Alfredo Salerno, «il Nucleo di valutazione passerà a esaminare i requisiti di ogni singolo corso di laurea. Soltanto allora, con il via libera del Cun, il Consiglio universitario nazionale che è organo di consulenza del ministero, i corsi potranno essere attivati».
La strada è lunga, ma l’inizio promettente.
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