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Valutazione: yes we can!
Una campagna Campus (anche su Facebook) perché conti il giudizio degli studenti.


Il 12 giugno 2007 l’allora ministro dell’Università, Fabio Mussi, presenta, insieme al sottosegretario con delega al diritto allo studio Nando dalla Chiesa, lo Statuto dei diritti e dei doveri degli studenti universitari.
Come una «piccola Costituzione», lo statuto, per la prima volta in Italia, riconosce i diritti e stabilisce i doveri della comunità studentesca valorizzando, come recita il comunicato ufficiale del Miur, «il contributo di informazioni che gli studenti saranno in grado di fornire per il buon funzionamento del proprio ateneo».
Quindi non è più semplicemente tollerato, ma previsto, che gli studenti intervengano, segnalando e argomentando, punti di vista, pareri e opinioni circa la struttura, le iniziative e la qualità didattica dell’ateneo al quale sono iscritti. A ribadire il concetto, il Titolo III, n. 28 dello statuto, per il quale «l’Università deve dotarsi di un sistema di valutazione dei corsi disciplinari che tenga conto del giudizio di ogni studente».
Si richiede, inoltre, che la distribuzione delle schede di valutazione debba «avvenire per ogni periodo didattico, secondo modalità che garantiscano il completo anonimato». Non a caso ci si riferisce alle «schede di valutazione»: uno strumento a disposizione da anni negli atenei italiani, i quali però ne fanno un uso ben diverso a seconda dei casi.
Se è vero che appositi questionari vengono regolarmente sottoposti agli studenti, non è sempre chiaro quale valore assumano i risultati all’interno delle facoltà.
Tra gli studenti, come Campus ha raccontato nel marzo 2008, dedicando al tema una copertina (vedi foto a fianco, ndr), c’è chi si lamenta che le segnalazioni vadano a finire in un nulla di fatto. Altri hanno invece presto riscontrato un miglioramento nella qualità della didattica e una certa disponibilità dei professori a tenere operativamente conto - sul piano di puntualità, chiarezza espositiva, reperibilità - dei pareri raccolti. L’iter prevede che i questionari vengano compilati in forma anonima, raccolti e vagliati dai nuclei di valutazione d’ateneo, e poi trasmessi al Comitato nazionale di valutazione-Cnvsu.
Il tutto fa pendant con lo Statuto che stabilisce che «i risultati delle schede compilate dagli studenti sono valutati dal nucleo di valutazione per quanto concerne il funzionamento generale dell’ateneo, dalla comissione paritetica per la didattica per quanto concerne i provvedimenti delle facoltà». Ma proprio in tutte le università viene seguita questa procedura? È possibile che i questionari di valutazione restino carta morta, depositandosi nelle segreterie di facoltà o di dipartimento? Potrebbe essere utile rendere pubblici, e dunque universalmente accessibili, i loro risultati?
Certo, l’Italia non è gli Stati Uniti, in cui i temutissimi faculty course quaestionnaires sollevano da sempre un acceso dibattito per l’eccessivo peso che hanno acquisito nelle università: non è raro che docenti di chiara fama vengano allontanati in seguito alla valutazione effettuata da studenti, non si sa quanto competenti e capaci di formulare giudizi obiettivi.
In Italia, quasi nessun ateneo, a oggi, ha reso pubblici gli esiti della valutazione della didattica, per quanto, la già citata Carta studentesca preveda «la pubblicità dei risultati derivanti dalle analisi delle schede di valutazione, per ciascun insegnamento». Uniche eccezioni, Trieste e Modena.
Quello giuliano è stato l’ateneo pioniere e, dal 2006-2007, pubblica on-line, con richiamo in home-page, i risultati di tutti corsi, «fatto salvo l’esplicito dissenso del docente direttamente interessato». Una case history di trasparenza, peccato però, che per una decina di giorni, chi scrive, abbia inutilmente cercato di ottenere dell’ufficio stampa un interlocutore per approfondire e commentare i risultati. Trasparenti ma sensibili?
Anche Modena mette su internet, in sintesi, i risultati della valutazione studentesca: per trovarli, però, occorre addentrarsi, di link in link, fin nelle pagine di facoltà dove, peraltro, non viene indicato il docente di riferimento ma solo l’insegnamento.
La pubblicità della valutazione sarà una strada che anche Padova percorrerà, stando a quanto annunciato pubblicamente, alla fine dell’ottobre 2008, dal rettore Milanesi e riportato da Campus.it (www.campus.it/focus/403141-padova-la-valutazione-studentesca-on-line-2.html).
Annuncio che, a oggi, rimane però lettera morta.
Intanto, il ministro Gelmini, nelle sue Linee guida del Governo per l’università (http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/linee_guida_universita/linee_guida.pdf), dichiara di voler concedere sempre maggiore rilevanza alla valutazione. Nessun riferimento specifico, però, a quella degli studenti.
Campus lancia allora, tra i propri lettori, una campagna di sensibilizzazione perché, al contrario, venga attribuito un ruolo al giudizio studentesco.
Come? Attaccando in facoltà il manifesto che si può scaricare qui sotto, inviandone una foto a . Un’occasione per darsi una mano (pdf) - anzi una «manona» - da soli.
Su Facebook aperto il gruppo Dillo alla Gelmini: Anche noi valutiamo.

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