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Atenei presi di mira
E l'Udu lancia una class action su Fb


Italiani come potete affidare i vostri dati a tali incompetenti? È uno scherzo? I loro siti sono pieni di debolezze. Cambiate password ragazzi; cambiate concetto di sicurezza. Avremmo potuto rilasciare molto di più, avremmo potuto distruggere database e reti intere. Siete pronti per tutto questo?
Queste le affermazioni degli hacker che hanno messo sotto scacco i database di 18 atenei italiani. L’azione è stata rivendicata su Twitter da un gruppo che si è firmato «Lulzstorm». E’ stato usato un account, LulzStorm che ricorda gli attivisti di LulzSec 1, che tempo fa misero a ferro e fuoco il PlayStation Network della Sony, il sito della Cia e quello del Senato degli Stati Uniti fra gli altri.
Questo è un grande giorno per tutti noi”, si legge in un breve testo allegato ai file violati. “E’ un pessimo giorno per le università italiane. I loro siti sono deboli, pieni di falle.” Insomma le web identità violate, adesso sono anche quelle di studenti e professori universitari.
La notizia è stata confermata dalla Polizia Postale e gli atenei presi di mira dagli hacker sarebbero quelli di Bologna, Cagliari, Milano (Politecnico, Bocconi e Bicocca), Bari, Foggia, Lecce, Messina, Modena, Napoli, Pavia, Roma, Salerno, Siena, Torino e Urbino. I pirati informatici hanno compiuto quella che in gergo viene chiamato il «dump» delle banche dati. In sostanza hanno sottratto le informazioni sensibili che studenti e professori utilizzano per accedere ai servizi su Internet ma anche altri dati privati memorizzati nella rete interna.
Per ora gli atenei, come riporta la redazione web del quotidiano “La Stampa”, minimizzano ma tra i danni provocati ci sarebbero al Politecnico di Milano la sottrazione della lista con le tesi dei dottorandi e a Bari ben 400 pagine di dati sugli studenti. Intanto l’Unione degli Universitari insorge: da Facebook è partito il passa parola per una class action contro le università.


Gabriele Cavallaro  -  09/07/2011
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