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Dalla valutazione al ranking il passo è breve
Il prorettore di Roma Tre, Mario Morganti, lancia un’idea: un sistema di accreditamento centrale dei corsi basato sulla qualità

Professor Morganti, Campus.it ha puntato l’attenzione sul concetto di valutazione. Ci sembra uno snodo molto importante per il futuro dell’università…
Altroché se lo è. Il vostro obiettivo, accendere i riflettori sulla valutazione della didattica, è molto importante e di estrema attualità. In anni di radicale riorganizzazione dell’offerta formativa, a partire dai decreti 509 e 270, il cosiddetto 3+2 (in realtà un processo molto più complesso che tende all’omogeneizzazione del quadro formativo europeo), è più che necessario puntare l’attenzione sulla qualità e sulla valutazione dei processi formativi.
Di valutazione si parla anche nel decreto Gelmini. Non si fa cenno però al ruolo degli studenti. Quanto conta il loro giudizio?
E’ uno dei tasselli più importanti nella valutazione dei percorsi formativi, anche se non l’unico. Immagino che il ministro non ne abbia parlato in modo esplicito perché dia per consolidata nella normativa vigente la possibilità che hanno gli studenti di esprimere il proprio giudizio sui corsi frequentati.
Come si comporta Roma Tre?
Il concetto di valutazione è nel nostro Dna. Abbiamo cominciato a sottoporre gli insegnamenti alla valutazione degli studenti già nel 1997/98, dopo una prima fase di assestamento. Da allora la procedura è diventata generalizzata, si fa costantemente. I questionari poi arrrivano al Nucleo di valutazione che li elabora e trasmette i risultati al ministero. Il problema è che finché il sistema universitario nazionale non si dota di un’agenzia nazionale di valutazione, gli elementi raccolti non si traducono in iniziative concrete. Siamo però in fiduciosa attesa di questo famoso istituto centrale che il ministro Gelmini ha promesso. Mancano solo i decreti attuativi.
Quali dovrebbero essere, secondo lei, i primi passi di questo istituto centrale?
In primis, cominciare a usare la banca dati del ministero, dall’analisi dei risultati evidenziare le criticità e proporre azioni correttive in grado, grazie a interventi normativi, di migliorare i punti deboli dei processi formativi. Ma la cosa più importante è che si dovrebbe arrivare a definire un sistema di accreditamento dei corsi di studio, stabilendo requisiti e criteri qualitativi. Questo sarebbe il modo migliore per dare una giusta informazione all’utenza. Mi spiego: al momento delle immatricolazioni escono sui giornali varie classifiche, stilate secondo diversi parametri. Ecco, se ci fosse un organo centrale che certifica, secondo criteri rigorosi, la qualità di ogni corso e di ogni ateneo, si darebbe un’informazione importante agli studenti e alle loro famiglie. Magari anche quantificando il grado di qualità. Faccio un esempio: se un ateneo ottiene un indice di qualità 6 e un altro arriva al 10, è ovvio che si tratti di due università di diverso livello. Questo potrebbe aiutare molto le matricole nella scelta dell’ateneo a cui iscriversi.
E a livello di singoli atenei? Che cosa avviene a Roma Tre nel caso i questionari raccolti evidenzino problemi nei corsi?
Dai dati che elaboriamo, provenienti dai questionari di valutazione, emergono indicatori che vengono trasmessi agli organi collegiali delle strutture didattiche. Se si evidenziano difficoltà, si procede alle necessarie modifiche. In passato è capitato che avessimo proposto corsi che ci sembravano validi, poi magari non hanno raccolto iscrizioni e allora li abbiamo spenti o trasformati in indirizzi, oppure unificati. E’ capitato in quattro-cinque casi, anche perché noi non abbiamo esagerato a suo tempo nella proliferazione dei corsi di studio. Ma a parte questo, abbiamo fatto un ulteriore passo avanti: abbiamo istituito, con il nuovo Senato accademico eletto lo scorso anno, una commissione istruttoria per il monitoraggio dell’attività didattica. In questo ambito si terrà in considerazione la valutazione degli studenti. Cosa che vorremmo estendere ai laureandi perché diano una sintesi del loro intero percorso formativo nel nostro ateneo. E in parallelo abbiamo istituito anche una commissione di monitoraggio della ricerca. Perché per Roma Tre didattica e ricerca rappresentano un binomio inscindibile.
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