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Servizio civile: ora ti porta in Europa

SI CHIAMA AMICUS LA VERSIONE CONTINENTALE DEL PROGRAMMA. LEONZIO BOREA, CAPO DELL’UFFICIO NAZIONALE, SPIEGA LE NUOVE OPPORTUNITÀ

Una delle novità di quest’anno è che il servizio civile lo si può fare anche all’estero, come una specie di Erasmus. Il bando, europeo, si chiama Amicus e ha appena chiuso i battenti per la presentazione delle domande: adesso è partita la fase di selezione dei 21 volontari italiani che per sei mesi faranno, a gruppi di tre, a partire da maggio, un’esperienza in Paesi come Francia, Spagna, Germania, Cipro e Polonia, dopo un periodo di formazione in Italia.
«Sarà un’importante occasione di scambio con altri Paesi, anche in vista del 2011, anno europeo del volontariato», spiega Leonzio Borea, a capo dell’Ufficio nazionale del Servizio civile, mentre visita gli stand del Salone dello studente Campus Orienta a Firenze.
Adesso, a otto anni dalla partenza e alla vigilia di un’importante riforma, Borea dà il polso dello stato di salute del Servizio civile stesso. «Le risorse sono state recuperate e quest’anno, dopo qualche anno di flessione, si torna a crescere, arrivando a 40mila giovani impegnati. Siamo partiti nel 2001, dopo la fine della leva obbligatoria e l’introduzione del servizio militare professionale. L’opzione, alternativa, del servizio civile – scegliere un anno da dedicare a un’attività per il bene di tutti – è cresciuta in modo esponenziale fino al 2006. Dopo, complice anche una riduzione delle risorse, c’è stato un calo. Ma quest’anno, lo ripeto, le risorse ci sono, e si tornerà a crescere».
Sarà un anno importante, dunque, questo 2009, per il servizio civile. «Stiamo modificando la legge, per arrivare, speriamo entro l’anno, a una riforma del servizio stesso». Nella filosofia della riforma, ci sarà un maggiore coinvolgimento di associazioni non profit ed enti locali. «Speriamo che le Regioni siano disponibili a investire nel servizio civile», auspica Borea.
Ma, cosa che interessa molto da vicino gli aspiranti volontari, ci sarà anche una maggiore flessibilità nell’orario. «Oggi le 30 ore settimanali penalizzano un po’ chi vuole conciliare il servizio con gli studi universitari. Stiamo studiando come renderlo più flessibile e adatto alle loro esigenze».
La riforma, poi, dovrebbe prevedere e favorire la mobilità interregionale. «Ci sono regioni dove la sensibilità al volontariato è forte e che presentano molti progetti. Che però, a volte, rischiano di rimanere senza volontari. Ce ne sono altre, invece, specie al Sud, dove ci sono meno progetti, ma che potrebbero avere invece tanti giovani interessati a questo tipo di esperienza».
Ma per chi, oggi, è indicato l’anno del servizio civile? «È un’esperienza valida per giovani (l’età prevista dalla legge va dai 18 ai 28 anni), che a conclusione del loro ciclo delle scuole superiori o dell’università siano spinti da una forte motivazione a dare il loro contributo alla collettività per un anno. È un’occasione di crescita per loro, prima di intraprendere un’attività lavorativa. Non bisogna mai dimenticarsi, però, che il servizio civile non è un lavoro. C’è, è vero, una piccola retribuzione, di circa 433 euro mensili, che per molti è anche l’occasione di una prima indipendenza economica. Ma il servizio civile è innanzitutto un’occasione di formazione e di crescita. I settori dove si può prestare servizio sono quelli, tradizionalmente, dell’assistenza, dell’ambiente o dei beni culturali. Le competenze che si acquisiscono durante questi mesi, naturalmente, possono aiutare a qualificarsi professionalmente e si possono, un domani, rispendere sul mercato del lavoro. Senza dimenticare che il volontariato (la piccola indennità che diamo non va in contrasto con questo) trova le sue radici nel dono di s

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On maggio 1st, 2009, posted in: Volontariato by
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