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Gemelli ateniesi

IDENTICI PER GUSTI, PROBLEMI, VISIONI. MAI COME OGGI GLI STUDENTI ELLENICI SONO SEMBRATI TANTO SIMILI A QUELLI ITALIANI. MA DA LORO GLI ATENEI SONO GRATUITI. E LA PROTESTA UNIVERSITARIA SEMBRA TROVARE MAGGIORE PROGETTUALITÀ

Restano a casa in media fino a 30 anni, sognando il posto fisso con annesso stipendio sicuro. Per chi pensa alla carriera universitaria l’ostacolo maggiore sono i baroni che devono far passare prima i loro studenti e poi, magari, gli altri. Nemmeno all’università i «cugini» greci smentiscono il vecchio detto «una razza una faccia»: speranze e delusioni delle nuove generazioni elleniche non si discostano molto da quelle dei colleghi italiani…

Campus ha visitato il primo ateneo greco, la National & Kapodistrian University of Athens, con una guida speciale, Kleio Nikolidaki, 25 anni, studentessa del dipartimento di Inglese, che ci ha rivelato vizi e virtù di un sistema universitario spesso in coda alle classifiche internazionali per qualità e risultati, ma che è molto amato dai suoi studenti che ancora oggi, quando serve, scendono in piazza per difendere la gratuità dei loro studi e dire no al 3+2 e al processo di Bologna che qui, di fatto, non è stato assorbito.
Se dici università dici politica (e viceversa)
Quando arriviamo nel campus universitario di Zographou - quartiere periferico di Atene, dove i palazzoni grigi in stile tedesco delle facoltà sono circondati da un fitto bosco – mancano pochi giorni alle elezioni studentesche e l’ateneo pullula di banchetti per promuovere i programmi dei candidati.
L’atrio di Filosofia è invaso da una cascata di poster che, dall’ultimo piano, scendono giù con un effetto quasi caleidoscopico. Quelli azzurri sono del gruppo vicino a Nea Demokratia, il partito governativo di centro-destra, e sembrano cartelloni pubblicitari: gli slogan suonano più o meno così: «La nostra visione è un nome», vale a dire che il loro programma è incentrato sulla persona. Segue, appunto, elenco di nomi propri. Mentre i comunisti, sulla parete opposta, parlano di crisi, rivolta e cambiamento.
In Grecia la politica e l’università camminano a braccetto, soprattutto ad Atene. Tutte le liste sono collegate in modo più o meno diretto ai partiti che siedono in Parlamento. Alcuni di questi hanno persino delle stanze riservate dentro l’ateneo. Questo accade, per esempio, a Filosofia, che è una delle facoltà politicamente più attive assieme al Polytekhnio (il Politecnico, con le facoltà di Scienze e di Ingegneria) che si trova a Exarchia, il quartiere anarchico da cui nel 1973 partì la rivolta degli studenti contro il regime dei colonnelli.
La presenza dei partiti all’università «è una delle patologie del nostro sistema», spiega Faye, studentessa di chimica, «l’idea generale è che la loro presenza al fianco degli studenti possa supportarli nella lotta per i loro diritti e aiutarli a fare meglio di quanto non farebbero da soli. Ma il risultato finale è che i partiti che siedono in Parlamento cercano di influenzare in modo diretto gli universitari dentro gli atenei».
Un’analisi spietata di un sistema politico, quello greco, dove la corruzione è «ad altissimi livelli», spiega un’altra universitaria. Motivo per cui, spesso, la rabbia degli studenti esplode – come è accaduto lo scorso dicembre ad Exarchia, dopo l’uccisione di un quindicenne da parte di un poliziotto – e dà vita a manifestazioni di protesta molto dure. Che non di rado finiscono in scontri con le forze dell’ordine, assalti contro i simboli del potere e della globalizzazione (dalle banche a certe catene di negozi). Episodi che si verificano soprattutto quando agli universitari si affiancano anche gli anarchici. In questo senso Atene è una pentola che bolle di continuo, basta sollevare il coperchio e lo scontento esplode. E i primi a farsi sentire sono i giovani, massacrati dal sistema corrotto e dalla sperequazione sociale.
Niente tasse e libri gratis, ma la «maturità» costa un salasso
Iscrizione, libri, mensa. Per gli studenti greci è tutto gratis. Un diritto che viene difeso con sonore proteste ogni volta che qualcuno prova a modificare lo status quo.
«Ognuno di noi», spiega la nostra guida, Kleio, «ha un triptixo (un trittico, un libretto universitario di tre pagine, ndr) che funge da documento di identità con cui si accede alla ristorazione e con cui si prendono i libri gratuiti». Ma se si viene bocciati a un esame per due volte e, nel frattempo, cambiano sia il docente che i libri, quelli nuovi vanno pagati.
Le tasse non si versano, ma l’ultimo anno delle superiori è un salasso: per prepararsi all’esame finale (frontistirion) gli studenti passano diversi mesi a prendere ripetizioni pomeridiane nelle materie inerenti al corso universitario che poi intendono seguire, uno scherzetto che costa fino a 3mila euro, a seconda della struttura in cui si seguono le lezioni private. Poi, in base ai voti, si viene inseriti in una sorta di graduatoria nelle facoltà di proprio interesse e, in base al punteggio, si entra o meno. Se hai delle lacune all’inizio del percorso di studi devi colmarle con esami supplementari. Ma, almeno, all’università è tutto gratis. I libri li distribuiscono i professori e anche la mensa non si paga. Se proprio ti dimentichi il documento di identificazione, al massimo ti chiedono 3 euro per due pasti. E chi sta prendendo la prima laurea ha diritto anche a sconti sulla metro e l’autobus.
«Abbiamo lottato per avere questi diritti», sottolinea Kleio, stupita del fatto che in Italia si paghino le tasse universitarie. Ma non è tutto oro quel che luccica. «A fronte di questa gratuità», ci rivela Anna Giulia Della Puppa, studentessa di Bologna, in Erasmus ad Atene per un’antica passione nei confronti della Grecia, «gli studenti sono anche lasciati molto soli e la qualità degli studi non sempre è elevatissima».
I corsi cominciano a ottobre, le sessioni d’esame sono due all’anno. Il 3+2 praticamente non esiste: gli studenti non l’hanno voluto. In media, perciò, si studia per quattro anni. I servizi web sono garantiti anche qui: le iscrizioni agli esami si fanno on-line, dove si possono vedere anche i risultati delle prove scritte. Ogni facoltà ha la sua biblioteca (sono tutte in rete tra loro), ma l’ateneo ha deciso di costruirne una enorme e comune nel campus, che dovrebbe vedere la luce definitivamente nei prossimi anni: i lavori sono in corso. I master e, in generale, i post-graduates studies si pagano e anche caro: svariate migliaia di euro.
Tutti pazzi per il posto fisso, meglio se come insegnante
Tra le facoltà più gettonate spiccano Medicina, Economia e Pedagogia. Il sogno comune? «Il posto fisso», spiega Kleio, «meglio se come docente, decisamente il ruolo più ambito. O, comunque, si punta a un’assunzione nello Stato, anche se la precarietà si sta diffondendo pure lì».
La carriera nella ricerca anche in Grecia è un tabù per chi non è «affiliato» a qualche professore. «Una mia amica», spiega ancora la nostra guida, «ha studiato pure alla Sorbona di Parigi, ma non è riuscita a entrare, le sono passate davanti persone meno qualificate». Ma va? E pure per i master si può ripetere la stessa storia. «Ci sono passata anch’io», dice Kleio, «avevo superato gli scritti, ma al colloquio orale mi hanno bocciata dopo avermi chiesto cose tipo: quali sono i tuoi progetti per il futuro?». La nostra guida sorride amaro.
Ora studia inglese «perch

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On giugno 30th, 2009, posted in: Viaggi by
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