registration





Verrà spedita una password via e-mail.

“Wan-chi” e supply chain

How to do business. Carolina Verde, studentessa di Economia aziendale alla Liuc, si è attrezzata al meglio per fronteggiare il mercato del lavoro una volta uscita dall’università. Ha scelto due esperienze internazionali di rilievo, l’anno scorso in Cina e quest’anno in Arizona con le summer school proposte dall’ateneo di Castellanza.
“Per una studentessa di Economia avere un’esperienza di studio in Cina è un’ottima credenziale", spiega Carolina: "Shanghai è la nuova New York e conoscere le modalità con cui poter inserirsi in un contesto del genere offre grandi chance. Non escludo di trasferirmi al termine degli studi; poter fare impresa in Cina sarebbe un sogno”.
La scuola estiva di business ha davvero colpito Carolina, se la ragazza pensa di fare le valige e trasferirsi in Oriente. Un corso di cultura cinese, dalla medicina alla filosofia con un focus sul “uan-chi” l’approccio cinese al businessman. “Prima di tutto i cinesi per fare affari vogliono conoscere bene la persona. Numerose cene e incontri sono all’ordine del giorno. Hanno un approccio molto personale al business. Non interessa se l’azienda è solida, seria e strutturata, vogliono entrare in rapporti con il l’uomo che hanno davanti, capirlo”. La seconda regola per fare business è creare una joint-venture con un’impresa cinese già sul territorio. “Puoi creare la tua azienda solo con una partnership. Non puoi fare business da solo, sarebbe come estrometterli dal loro mercato, non è possibile.” Terzo must: conoscere la logistica complessa di Shanghai, con il suo porto che copre un’area di 3600 km/q. Infine gli studenti Liuc hanno fatto visita a colossi del mercato che hanno seguito diversi modelli di business: dalla Coca-cola alla Wolkswagen e colloqui con professionisti italiani stabilitisi in Cina per lavoro. “Un’esperienza del genere ti apre gli occhi e la mente a 360°, capisci quello che hai studiato sui libri e riesci ad avere un’idea concreta del mercato. Non avrei potuto farla da sola, senza l’università alle spalle. In più, grazie ai contributi che Ubi banca e la Fondazione Cariplo mettono a disposizione per partire all’estero, le summer school Liuc diventano convenienti e alla portata di molti. Il soggiorno mi è costato solo 400euro grazie al rimborso ricevuto. Ho superato un esame finale che mi è stato convalidato all’Università Cattaneo, permettendomi di rimanere al passo col programma”.
Carolina è rimasta così soddisfatta che quest’anno ha ripetuto l’esperienza dalla parte opposta del globo, destinazione Arizona. Sempre tre settimane nel mese di luglio nel campus più grande d’America, all’Arizona State University (Asu). Supply chain management, ovvero la pratica di coordinamento strategico delle tradizionali funzioni aziendali, diffusa ormai nelle industrie di tutto il mondo, il tema del corso. Lezioni tenute da professori dell’Mbi attraverso simulazioni di gruppo sulla gestione della produzione e della logistica. “Eravamo divisi in gruppo: chi doveva prendere i contatti con i fornitori, chi con i clienti, chi doveva gestire la produzione, chi il magazzino e via dicendo", racconta la ragazza. "Queste prove avevano una valutazione, che andava a incidere sul voto dell’esame finale. Naturalmente facevamo anche corsi frontali e workshop.” Quattro giorni di lezione a settimana e poi viaggi e vita di campus. “Le lezioni finivano il giovedì pomeriggio, così potevamo goderci il fine settimana", conclude Carolina: "Abbiamo visitato il Grand Canyon, la Monument Valley, Las Vegas e San Diego. Il viaggio è stato più caro, ma soltanto perch

Share

On novembre 4th, 2010, posted in: Facce di Campus by
No Responses to ““Wan-chi” e supply chain”
Leave a Reply

Vai alla pagina facebook del Salone dello StudenteVai alla pagina Twitter del Salone dello StudenteVai alla pagina Youtube del Salone dello Studente
Vai al sito Campus