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Una giornata per ricordare chi

La storia di questo terremoto abruzzese è fatta anche di pagine belle, come quella scritta dai presidi di Ingegneria che, con la loro Conferenza, hanno proposto che la tragica giornata del 6 aprile sia, d’ora in poi, ricordata come la «Giornata nazionale dello studente fuori sede». «In considerazione dell’altissimo numero di vittime tra gli studenti fuorisede, moderni emigrati della civiltà della conoscenza», hanno scritto i presidi.
La notizia l’ha data ieri il presidente della Copi, professor Vito Cardone, dell’Università di Salerno, che ci ha inviato una mail. Altrettanto hanno fatto, a ruota, le conferenze dei presidi di Biotecnologie e di Agraria.
Spesso si ironizza sulla pletora di giornate celebrative: ce ne sono per tutti i gusti, talvolta onestamente a sproposito. L’iniziativa del preside Cardone però è davvero notevole: ci si poteva aspettare la solidarietà ai colleghi, l’appello per la ricerca che si ferma, la didattica che non può andare avanti. E sarebbe stato tutto nobile e giusto. Invece questi professori hanno pensato alle vite troncate della Casa dello Studente de
L’Aquila, ampliando la riflessione alla condizione stessa del fuorisede. Chapeau.
Noi di Campus ci siamo chiesti come continuare a raccontare l’università aquilana nel dopo terremoto. C’è parso che il miglior modo per farlo fosse continuare a raccontarvi la storia di Aladino Di Marco, lo studente di ingegneria
che abbiamo ritratto nella copertina di aprile. Vi proponiamo, qui sotto, il primo aggiornamento, raccolto dal nostro Damiano Fedeli. Lo faremo anche nei prossimi mesi.
Giampaolo Cerri

«So che c’era stata la proposta di finire l’anno accademico in sedi decentrate, come Avezzano, per esempio, e altre. Ma gli studenti si sono opposti: noi vogliamo restare all’Aquila, altrimenti questa città perderà il suo valore». Aladino Di Marco, 26 anni, studente di Ingegneria edile e architettura proprio all’Università dell’Aquila – la cui storia di universitario terremotato con tanta voglia di ripartire Campus ha raccontato nella copertina di aprile – è, a distanza di un mese dal tragico sisma, più che mai determinato.
«Non è possibile che noi lasciamo l’Aquila e la nostra università. Anche se la facoltà, a Roio, è distrutta, occorreranno tende, container, una qualche sede provvisoria, anche per il prossimo anno. Altrimenti perderemo tutto quello che avevamo fatto per questa città e per questa università». Aladino, come abbiamo raccontato nel numero scorso, viveva a Castelnuovo, frazione del comune di San Pio delle Camere – poco più di 20 chilometri dall’Aquila – totalmente distrutta dal sisma (qui i morti sono stati cinque). Adesso sta in una tendopoli, nella località Barisciano. «Lì ci siamo ritrovati con un po’ di amici e un po’ di giovani, mentre i miei genitori sono nel campo sfollati di Castelnuovo».
«È stato un mese duro», prosegue, «non ha fatto altro che piovere. Solo oggi (è il 7 maggio, ndr) è venuto fuori un po’ di sole: speriamo che la stagione peggiore sia passata, anche perch

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On maggio 1st, 2009, posted in: Facce di Campus by
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