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Michele: un ingnenere col mal d’Africa

Ha studiato a Firenze Ingegneria per l’ambiente e il territorio, ma la sua passione di sempre è quella della cooperazione. Così Michele Pirazzoni, trentenne di Città di Castello, dopo una tesi svolta in Malawi a realizzare sistemi di irrigazione e un periodo in Albania è tornato nel Continente nero, stavolta in Tanzania, per una società danese che costruisce acquedotti rurali. «Tutto è cominciato con un Erasmus in Danimarca», racconta Michele. «Mi avevano attirato i corsi di ingegneria per Paesi in via di sviluppo, materia di cui da noi non esiste nulla». Al ritorno in Italia il passo successivo è stato un corso per operatori nella cooperazione internazionale al Cospe, ong fiorentina dedita allo sviluppo internazionale. «Mi è servito per capire come lavorano le organizzazioni non governative e come muoversi per i finanziamenti». Ecco, quindi, l’idea di realizzare la tesi proprio in Africa. «Dopo la laurea, sono entrato in contatto col progetto Albania promosso dal ministero degli Esteri e il cui attore principale è l’Università di Firenze. Sono stato due anni a Skutari a occuparmi di sviluppo sostenibile, dai corsi di formazione all’aiuto all’università». Poi il mal d’Africa è tornato. Complice un premio di laurea vinto presso l’associazione Giovanni Lorenzin, onlus di Portogruaro: una borsa di studio per un periodo di approfondimento e lavoro in Africa. Rispolverati i contatti danesi, ecco che Michele è partito per la Tanzania. «Un consiglio a chi vuole occuparsi di cooperazione? Informatevi su internet. E scegliete solo chi fa azioni concrete.

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On ottobre 18th, 2005, posted in: Facce di Campus by
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