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Lo stilista dalla cifra vincente

Da che ho memoria, ho sempre avuto qualche tessuto per le mani. La prima azienda di moda l’ho fondata, per gioco, fra i cassetti di mia madre, in cerca di scampoli e ritagli da drappeggiare». Se esiste una categoria dei talenti precoci, Alberto Messina, 29 anni, di Bologna, certamente ne fa parte. E, interrogato sugli stilisti presi a modello, risponde: «Nessuno in particolare: essere la brutta copia di qualcun altro non ha senso». E aggiunge: «Ma, ovviamente, bisogna conoscerli tutti, assimilarli sotto pelle. L’intuito personale fa il resto». Un modo di dire? Niente affatto. Il curriculum chilometrico rivela una tempra che trova nella continua formazione, scolastica e sul campo, la cifra stilistica del suo talento: una laurea in Lettere, un diploma da tecnico della moda, una specializzazione come costumista teatrale, una qualifica da operatore della moda consolidata da un diploma di merito conferitogli dal Miur, e, dulcis in fundo, il master in Fashion design che sta frequentando al CampusdellaModa, con una borsa di studio per meriti accademici. A superare Messina, c’è solo Messina. Ovvero, la carrellata di concorsi e primi premi, che scandiscono le tappe del suo percorso. Dal 2004 al 2009, non passa anno senza che Alberto porti a casa una vittoria. «Bisogna temprarsi», insiste. «Che si faccia bene o si fallisca, eventualità non remota nella moda, il valore è la tenacia, la volontà di ridiscutersi continuamente, di tracciare nuove rotte, senza compiacersi dei successi. Parafrasando il pittore nipponico Hokusai: chi smette di cercare è perduto ». Non è il suo caso. Nel 2008 vince il concorso internazionale ComOn, promosso dagli industriali di Como insieme all’ente MittelModa, e a distanza di un mese raddoppia sulle passerelle di Cannes, dove la sua collezione mare conquista con netta preferenza di pubblico e giuria il 1° premio al MarediModa Beachwear Award 08, realizzato sempre con MittelModa. Ancora una volta non è il glamour a lasciare il segno, ma la ricchezza del confronto internazionale: «Cerco una visione il più ampia possibile della moda, sapendo che il mio modo di farla è solo uno dei tanti. E ogni nuovo input che viene dall’esterno è il tassello di un puzzle infi nito». Desideri per il futuro? «Quello di ogni designer: lanciare una linea mia. Più realisticamente, tenuto conto di un mercato infl azionato dalle grandi fi rme, lavorare in un’azienda che, nel perseguire i propri obiettivi di profi tto, sia tuttavia abbastanza fl essibile da concedermi spazio creativo». Ne esistono ancora? «La moda è come la cucina, una summa di due elementi apparentemente in confl itto: l’industria, che deve rispettare leggi di mercato, e il genio creativo, slegato da vincoli di produttività. La giusta alchimia fra le due dimensioni giudica la bontà del risultato. Ogni azienda deve trovare lo stilista che rappresenti l’ingrediente necessario a trasformare un piatto mediocre in un prodotto d’alta cucina».

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100 outsider arte – Campus gennaio/febraio 2010

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On gennaio 18th, 2011, posted in: Facce di Campus by
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