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Lo scienziato che sa emozionarsi

Le sue ricerche sulla permeabilità dei vasi sanguigni gli hanno valso il riconoscimento della comunità scientifica internazionale e un premio, il Lorini, destinato proprio ai giovani ricercatori nel campo dei tumori e dell’Hiv. Andrea Taddei è nato a Firenze e ha 28 anni. Il suo interesse per le materie scientifiche, racconta, lo ha avuto fin da quando era piccolo. Così, quando è stato il momento di scegliere la facoltà da frequentare, ha deciso per un ramo innovativo, il percorso in Biotecnologie mediche, all’Università di Bologna. Un corso allora appena alla quinta edizione. Si è laureato velocissimamente. E appena ventitreenne si è trasferito a Milano, all’Ifom, l’Istituto di oncologia molecolare legato alla Firc, la Fondazione italiana per la ricerca sul cancro. Qui è entrato a far parte del gruppo di ricerca della professoressa Elisabetta Dejana, autorità internazionale nel campo della biologia vascolare. All’Ifom Andrea ha svolto il dottorato internazionale Semm, European School of molecular medicine. Ed è proprio durante questa esperienza che ha cominciato a lavorare a un progetto di ricerca il cui scopo è quello di scoprire i meccanismi che regolano la permeabilità vascolare e la convivenza fra le cellule dei vasi sanguigni. Uno studio, apparso sulla prestigiosa rivista Nature cell biology, che ha possibili importanti implicazioni terapeutiche nel campo dell’oncologia e del trattamento di patologie come ictus, infarti, ma anche infi ammazioni, allergie e degenerazioni maculari. Ed è stata anche la ricerca che ha consentito ad Andrea di aggiudicarsi ad aprile scorso, come detto, il Premio Lorini per giovani ricercatori. Adesso racconta: «Lavorare presso l’Ifom è stato di grandissimo aiuto per la mia formazione di scienziato. Qui ho avuto la possibilità di fare ricerca in un ambiente internazionale. E qui mi sono stati forniti tutti gli strumenti necessari per la mia crescita professionale». Niente fuga dei cervelli, dunque. E a chi, fra tutti i neolaureati, voglia dedicarsi alla ricerca, Andrea consiglia: «Per affermarsi in questo campo, oltre a delle buone capacità tecniche, sono necessarie una grande passione e un’estrema determinazione. Fare scienza è un lavoro stupendo, ma spesso ti mette di fronte alla delusione di una teoria errata o di un esperimento non riuscito… ». E conclude: «Solo una grande passione per la ricerca e per l’emozione della scoperta ti permette di proseguire fino a raggiungere il tuo obiettivo».

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100 outsider ricerca – Campus gennaio/febbraio 2010

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On gennaio 17th, 2011, posted in: Facce di Campus by
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