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Lettere e call-center

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Dal 2004 ho fatto un sacco di lavori, specie come addetta al reparto vendite di una profumeria. Poi telecomunicazioni, telemarketing, animatrice per bimbi e assistenza persone anziane. Quindi ho lavorato in parecchi call-center, e ognuno aveva le sue fregature, tipo assegni scoperti: al colloquio ti dicono una cosa e poi lavorando scopri che non ci sono «incentivi e provvigioni» ma che a stento c’è un fosso di 250 euro mensili, e non ti inquadrano neanche con uno straccio di contratto a progetto. Ma intanto è forse l’unico lavoro che ti permette di studiare, impegnandoti solo tre o quattro ore al giorno. Studiare e lavorare insieme si può, con impegno e organizzazione, sapendo gestire il tempo. Spesso mi è capitato di avere i migliori risultati all’università proprio nei periodi in cui ho lavorato più intensamente; quindi, forse, è anche un «toccasana» per la mente, che si stacca un po’ dai libri e diventa più produttiva.

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On gennaio 14th, 2009, posted in: Facce di Campus by
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