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Il cambiamento verr

Grandi organizzazioni, no grazie. I volontari del 2008 viaggiano da soli. In nome del self made e dell’high-tech. Senza cappelli messi dall’alto. Skype e msn, my space e You- Tube, cellulari, podcast e voice cast: i nodi delle reti di attivisti si intrecciano con le nuove tecnologie e non hanno confi ni. Ma volti, sì. Come quello di Selene Biffi , 25 anni, ex bocconiana di Mezzago (Mi), un curriculum lungo tre pagine, esperienze sul campo che vanno dalla fondazione dello Youth action for change (Yac) a un internato presso la Fao di Pechino, passando da Amnesty International, un programma di osservazione delle elezioni di Estonia, fino al sostegno di campagne per i diritti sociali della popolazione di Bhopal, India, e un presente da consulente delle Nazioni Unite. Ma soprattutto idee chiare. Come questa: «Tutti noi vogliamo fare qualcosa nel nostro piccolo, non vogliamo più aspettare il disco verde di qualche ong o dei governi, vogliamo cercare noi stessi le soluzioni». Che cosa non funziona del vecchio modello? Lo Yac qust’anno compie quattro anni. Tante volte mi è capitato che mi chiamassero per una consulenza su progetti di politiche giovanili. Quando arrivavo, mi dicevano: «Ma come signorina, lei ha solo 25 anni». Non possiamo chiamare un 60enne come esperto di politiche giovanili, avrà pure l’esperienza, ma è un mondo che non è il suo. Io faccio corsi per le Nazioni Unite, ma non ho ancora avuto modo di confrontarmi con l’assessore del mio paese che ha 3mila abitanti. Come trascorri le tue giornate? Alle 9 mi attacco al computer, per via dei fusi. Noi raggiungiamo 120 Paesi, il 95 per cento in via di sviluppo. Ricevo circa 120-150 e-mail e una ventina di telefonate al giorno. Stacco verso mezzanotte. Per la commissione dell’Onu per lo sviluppo sostenibile dobbiamo preparare un paper che costituirà la posizione ufficiale dei giovani su Africa, sviluppo rurale, agricoltura e desertifi cazione. In tutto siamo cinque ragazzi di altrettanti continenti. Tutti volontari. Io mi faccio pagare solo se mi chiamano personalmente e non come Yac. Dove ti immagini fra 25 anni? Mi occuperò di guerre dimenticate, gente che sopravvive da 20 anni in mezzo a un confl tto. qualcosa che ti coinvolge a tal punto che faccio fatica a definirlo semplicemente un lavoro».

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Campus gennaio/febbraio 2008

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On gennaio 11th, 2011, posted in: Facce di Campus by
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