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Enrico Laratta: le elezioni studentesche? Lente, lentissime…

In principio c’erano fiori, feste e slogan come «Prima di tutto gli studenti» o «Fuori i partiti dall’università». In principio, ossia trent’anni fa, i voti alle elezioni per i rappresentanti studenteschi negli organi universitari si conquistavano così: omaggi floreali, contatti diretti, manifesti e volantini. «Poi, invece… non è cambiato niente. E ancora oggi queste campagne elettorali si fanno esattamente come negli anni70», sorride Enrico Laratta, fresco dottore in Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa all’Università di Firenze. Per la sua tesi, Enrico, impegnato nella fiorentina Lista Aperta, ha analizzato proprio le strategie di comunicazione dei rappresentanti studenteschi. «È dal’73 che la legge ha dato la possibilità agli studenti di essere presenti negli organi decisionali degli atenei. Da allora poco è cambiato, anche nei modi con cui si va a caccia di voti», racconta. «Il manifesto è lo strumento principale, allora come ora, anche se è il passaparola il mezzo più efficace. Per quanto suoni strano, la comunicazione fra giovani, nel caso delle campagne elettorali studentesche, è rimasta ancorata a vecchi stereotipi. Qui, sms e internet non hanno preso campo per niente». E allora via agli slogan che a volte si richiamano alla politica, ma molto più spesso sono basati su giochi di parole o trovate goliardiche, come la mucca che dal manifesto afferma tronfia: «Sarò pazza, ma io voto lista XYZ». Conclude Enrico: «In generale nelle elezioni studentesche la partecipazione è purtroppo molto bassa, attorno al 10 per cento in media. Non è un bel segnale, fra i giovani».

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On giugno 5th, 2006, posted in: Facce di Campus by
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