registration





Verrà spedita una password via e-mail.

Riti e miti prima degli esami

NON GUARDARE LA MINERVA NEGLI OCCHI, NON PASSARE TRA I LEONI, NON ATTRAVERSARE I CORTILI, NON PESTARE LO STEMMA, NON ANDARE ALLA CERTOSA… QUANTI GLI OSTACOLI NELLA CORSA VERSO LA LAUREA, TANTI E DIVERSI A SECONDA DEGLI ATENEI. MA ANCHE SUGLI ESAMI E SUL MODO DI SUPERARLI CIRCOLANO DECINE E DECINE DI LEGGENDE METROPOLITANE. C’È CHI SI METTE LO STESSO ABITO, ESTATE E INVERNO, C’È CHI SI PORTA AMULETI DI VARIE FOGGE, CHI COMPIE GLI STESSI GESTI, CHI SI ALZA CON LO STESSO PIEDE CADESSE IL MONDO! DI EPISODI CURIOSI, DIVERTENTI E DA BRIVIDO GLI STUDENTI NE RACCONTANO A BIZZEFFE. CAMPUS HA FATTO UN GIRO NELLE UNIVERSITÀ DA TRIESTE IN GIÙ E HA SCOPERTO CHE LA FORTUNA È CIECA, MA LA SFIGA CI VEDE BENISSIMO. ECCO TRUCCHI E CONSIGLI PER METTERLA UN PO’ IN DIFFICOLTÀ 

Bologna – Leggende alla bolognese
Professore di Ingegneria: «Che cos’è un asino sopra una spiaggia?». Lo studente, stranito, risponde titubante: «È un animale sopra la sabbia». «No», sentenzia il docente con fare mefistofelico, «è un mobile sopra un corpo immobile. Torni il mese prossimo».
È una delle tante leggende universitarie che circolano tra le vie e le aule di Bologna, sede dell’università più antica del mondo. Difficile stabilire quali siano vere e quali false, ma di certo rappresentano il terrore di tante matricole e argomento di accesi dibattiti tra studenti durante pause caffè o lezioni particolarmente noiose. Scherzi che sono diventati veri e propri racconti popolari, eventi tramandati che hanno acquistato cadenze epiche, episodi che hanno guadagnato particolari salienti di bocca in bocca e di facoltà in facoltà: sono tantissime queste «leggende » che suscitano divertimento e qualche paranoia.
Ma mai che si trovi un vero testimone di quanto successo. «Ho sentito che…», «a un mio amico è successo… », «mi hanno detto che quel prof…», si inizia sempre così, ma risalire a una fonte attendibile è lavoro per archeologi dal nome di Indiana Jones.
Per esempio, si racconta di un professore che aveva l’abitudine di interrogare aprendo il libro a caso e leggendo la prima frase di un capoverso. Lo studente a quel punto doveva spiegare che cosa significasse e, soprattutto, cogliere subito il senso di quello che voleva sapere il terribile docente: a quel punto la frase finale era spesso un «torni fra un mese». Poi il fatto: uno studente si ribella al metodo e quando arriva il suo turno prende il libro dalla cattedra e se lo poggia sulle gambe. «Ok», dice sorridendo, «possiamo cominciare». E qua il racconto ha diversi finali: c’è chi dice che il professore sia impazzito di rabbia, chi è sicuro che il giovane abbia preso 30 e lode, chi era tra le fila degli interrogati e si è alzato applaudendo in standing ovation.
Di leggende universitarie ce ne sono per tutti i gusti e si passa da facoltà umanistiche a scientifiche con lievi differenze. Lo studente di Matematica che al termine dell’esame brillante di Analisi I manda a quel paese il professore senza sapere che l’avrebbe ritrovato l’anno seguente ad Analisi II? Presto si trasforma in studente di Lettere e l’esame in Semiotica!
Circolano anche i nomi, le date e i posti. Alcune storie talvolta assumono caratteri grotteschi: uno degli episodi più raccontati riguarda un esame dove passarono dieci persone su 400. Epilogo? Macchina del professore incendiata davanti a casa e qualcuno spiffera che ci fosse pure il cane.
Le leggende universitarie sopravvivono in questo modo: tramandate da generazioni diverse o semplicemente alimentate dalle fantasie di qualche studente. Altrimenti che leggende sarebbero?
Milano – Matricole attente ai finti prof
Finte prove con domande impossibili, soluzioni che volano in aula, scambi di persona al momento della consegna del foglio fitto di parole o numeri. Gli annali delle università di Milano sono ricchi di aneddoti e storie sugli esami, comiche e quasi leggendarie, sussurrate nei corridoi.
Ne abbiamo raccolte alcune fra le più interessanti: dai mezzi più strani per passare un esame agli scherzi più originali, con l’imprevisto e l’errore sempre dietro l’angolo.
Siamo nel 1991, l’anno in cui un gruppo di studenti di Fisica ha ideato uno scherzo che è rimasto nella storia goliardica delle facoltà scientifiche della Statale in Città Studi. Attraverso un finto avviso in bacheca alcune matricole sono state convocate in un’aula per sostenere in anticipo l’esame orale di Matematica previsto per quel giorno. In realtà gli organizzatori dello scherzo si erano sostituiti ai docenti, e al momento dell’ingresso in aula le matricole una dopo l’altra sono state interrogate con domande impossibili. Le reazioni: perplessità, proteste e perfino una crisi di pianto.
Un altro scherzo, questa volta dalle conseguenze tangibili sul libretto universitario, è stato organizzato da uno studente del Politecnico ai danni di un professore di Economia, noto per dare buoni voti agli esami solo in base alla lunghezza dello scritto e non alla sostanza. «A casa ho scritto due pagine fitte di affermazioni senza senso, frasi in latino maccheronico, teorie e argomentazioni inventate», spiega Simone. «In aula, durante il compito, ho sostituito il foglio bianco con quello già scritto. Incredibilmente ho passato l’esame, prendendo 18 grazie a un compito del tutto inventato».
Esiste un modo sicuro per passare un esame senza studiare? Con la fantasia al potere, si trovano sempre i mezzi per farla franca. In Statale, facoltà di Scienze politiche, uno studente consegna un compito di Statistica perfetto, da 30. L’unico problema è che alle domande aveva risposto uno studente di Matematica, nascosto nella massa, che presentando la propria tessera universitaria si era fatto consegnare il compito da svolgere. Per lui le domande erano elementari, per l’amico a cui ha passato il foglio al termine dell’ora erano uno scoglio insormontabile.
Le cronache universitarie raccontano anche di rocamboleschi lanci di bigliettini da una parte all’altra dell’aula, senza alcuna reazione da parte del docente. «All’esame di Fisica tecnica», racconta uno studente del Politecnico, «ci hanno divisi in due gruppi distanti circa 15 metri l’uno dall’altro. Dopo pochi minuti è iniziato un vero e proprio lancio di palle di carta con scritte le soluzioni da una parte all’altra dell’aula. Alla fine, l’esame l’abbiamo passato tutti».
Non mancano però tragici errori, di cui si parla sottovoce nei corridoi del Politecnico di Milano. Per uno scambio di matricole in segreteria il voto di uno studente è stato attribuito a un altro. Il primo è stato rimandato, il secondo ha portato a casa un 29 senza studiare. Oppure la segreteria ha avvisato uno studente di aver passato lo scritto solo mezza giornata prima dell’orale dello stesso esame. Per la cronaca, dopo una notte di studio disperato, alla fine ce l’ha fatta!
 Esami a parte, sono altre le leggende che «infestano » le giornate degli studenti milanesi: alla Bocconi è rinomata la leggenda sulla sfiga che colpisce chi passa in mezzo ai leoni dell’ingresso centrale; agli studenti della Cattolica sono invece sconsigliate le colonne d’ingresso.
Roma – Guardatevi dalla Minerva
Su tutte, c’è una storia che circola nelle università di Roma che incarna alla perfezione lo spirito della leggenda metropolitana: quella sulla statua della Minerva alla Sapienza, eretta al centro del piazzale della città universitaria e simbolo dell’ateneo. Secondo la tradizione, è vietato incrociare lo sguardo della dea prima di un esame. Un affronto, «osare» guardarla negli occhi, tale da costare bocciatura certa. O, nelle versioni più radicali, la possibilità di completare gli studi. Un rispetto quasi ancestrale, simile alle pene previste nell’antichità classica per gli eroi che si macchiavano di ubris (presunzione). La leggenda è talmente diffusa che alcuni studenti hanno perfino creato un gruppo sul tema su Facebook: «Per quelli che sanno che non si deve guardare la Minerva negli occhi prima di essersi laureati». Col tempo, la storia si è arricchita di nuovi particolari e oggi si ritiene porti sfortuna anche passare sotto i vialetti con i rampicanti che conducono al piazzale.
Accanto a questa, ci sono poi storie dove è difficile distinguere tra mito e verità. Come quella del parcheggio. «Un mio amico stava andando a sostenere uno scritto e cercava un posto per la macchina all’interno della facoltà », racconta Antonio, all’ultimo anno di Ingegneria a Roma Tre. «Siccome era tutto occupato, ha dovuto girare un po’ finch

Share

On maggio 1st, 2009, posted in: Cool by
No Responses to “Riti e miti prima degli esami”
Leave a Reply

Vai alla pagina facebook del Salone dello StudenteVai alla pagina Twitter del Salone dello StudenteVai alla pagina Youtube del Salone dello Studente
Vai al sito Campus