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Matricole, non meteore

CI HANNO CAMBIATO LA VITA. SONO OGGETTI, COME LA PLAYSTATION3. SONO MODE, COME I JEANS A VITA BASSA. SERIE TV, COME LOST. CAMPIONI, COME VALENTINO ROSSI. SOFTWARE, COME SKYPE. GIOCHI, COME IL SUDOKU. MA COME FACEVAMO PRIMA SENZA DI LORO?

Fast fashion: quando la moda corre veloce
«Mordi e fuggi»: è questa la filosofia della moda lanciata da catene come Zara, H&M, Mango ed Esprit, che hanno fatto del «nice price», delle collezioni continuative e della capillarità della distribuzione i loro punti di forza. Da questi presupposti, oltre dieci anni fa, è nata la «fast fashion», che lega i suoi esordi all’apertura dei primi shop targati Zara da parte del gruppo spagnolo Inditex.
Alla base della rivoluzione modaiola veloce si trovano le esigenze del consumatore, alla ricerca di capi dal design attento ai diktat imposti dalle griffe ma dal prezzo abbordabile. Il tutto fornito con rapidità. La novità imposta dalla fast fashion è infatti rappresentata dalla molteplicità delle collezioni proposte ogni anno e dalla velocità con cui vengono appese negli shop di tutto il mondo.
Il tradizionale modello delle due collezioni annuali proposto dalle grandi firme ha ceduto il passo alle cinque-sei linee che nell’arco di poche settimane vengono messe in vendita.
Per realizzare il servizio express, i brand del fast hanno rivisto logistica, distribuzione e vendita. Zara dispone di una flotta di aerei con cui consegna le collezioni in tempo zero, H&M produce nel Far East ma demanda a terzi la fase della distribuzione ed Esprit produce a getto continuo.
Il risultato è stato vincente: nell’ultimo quinquennio le catene della moda «mordi e fuggi» sono cresciute del 15/20 per cento a fronte dello 0,8 dei marchi luxury. Ciò ha rivoluzionato il nostro modo di fare shopping, permettendoci di rinnovare il guardaroba più volte durante l’anno investendo cifre abbordabili.

Tutti pazzi per Lost
La serie tv che ha creato dipendenza. Nel 2010 si saprà che fine fanno i 48 naufraghi (per tacer del cane).

Baggy jeans e micro T-shirt: dacci un taglio!

Ombelico e slip a vista, la divisa della YouTube generation. W la pelle nuda. Da New York all’Avana, da Roma a Ulan Bator.

Sudoku: scacco ai cruciverba?
La nuova «peste matematica» del Terzo millennio. Ovunque ti giri, tutti a scribacchiare numerini fino al 9.

Facebook: se non ci sei, non sei nessuno
Da un’idea di uno studente di Psicologia di Harvard, il social network più globale che ci sia.

Un libro e la tua vita è sotto scorta
Un caso letterariobomba. Con Gomorra, Roberto Saviano è diventato il nemico numero uno della camorra.

Valentino Rossi: dottore e asino a 300 all’ora
Più di 100 vittorie, una laurea, un mito, che cosa volere di più? «Quattro ragazze nel letto» L’ha detto lui…

Skype: ti telefono col pc
Milioni di utenti che parlano gratis, grazie a un software. Skype è l’idea che ha cambiato il modo di comunicare.

PlayStation 3: la rivoluzione multimediale
Non chiamatela console per videogiochi. Ps è una piattaforma hitech che consente di tutto. E di più.

Paolo Nutini, dal kilt al cult. On web
Non lasciatevi ingannare dal nome italico, Paolo Nutini, il songwriter di origini toscane paragonato dagli addetti ai lavori a Bob Dylan e Bruce Springsteen, è uno scozzese a tutti gli effetti che, dal Bel Paese, ha però ereditato, oltre al padre, l’amore per la musica.
Musica che, in pochi anni, ha cambiato la sua vita. Insieme al web. Notato da un talent scout mentre cantava su un palco di una sperduta cittadina scozzese, il giovane cantautore, a 17 anni, si trasferisce a Londra, cominciando a cantare nei locali della città.
La svolta arriva non dal bancone di un pub ma via internet: alcuni suoi brani presenti in rete, tra cui Last Request, diventano dei cult grazie al passaparola. «L’artista creato da internet», nel 2005 viene messo sotto contratto dalla Atlantic, che nel 2006 gli fa incidere il suo primo album (These streets). Un successo da 3,5 milioni di copie vendute, che gli apre le porte non solo del Carnagie Hall di New York, ma anche della tappa viennese de A bigger Bang Tour dei Rolling Stones.
Un concerto che rappresenta un vero e proprio spartiacque per la vita del cantautore: «Quando i Rolling mi hanno chiamato per supportarli nel loro concerto viennese ho capito che la mia vita non sarebbe stata più la stessa», ha detto Paolo. Profezia più che azzeccata. In tourn

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On settembre 15th, 2009, posted in: Cool by
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