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I pesci nella rete

Cara dottoressa Satis,
resisto alle insistenze dei miei amici: non apro un account su Facebook. Mi tirano per la giacca tutti, compresi gli zii lontani. Molti, con una certa dose di impudenza, mi ricordano che mi laureerò (prima o poi) in Scienze della comunicazione… Non è snobismo ma una sincera riluttanza: questa affettazione nei rapporti, questo «vogliamoci bene» mi pare uno sforzo a cui ci si potrebbe sottrarre. Già la vita è tutto sommato difficile.
Non è che in tutte queste reti sociali, alla fine, ci ritroviamo un po’ più soli?
Francesca, Roma

RISPOSTA DI EMMA SATIS
Cara Francesca
La rete sociale acchiappa i pesci e si sa i pesci non parlano. In verità i pesci non hanno niente da dire.
Scienze della comunicazione è un’altisonante prospettiva post moderna, ricca di speculazioni linguistiche e informatiche e povera di tradizione e di italiano, quello dell’analisi logica e grammaticale, per intendersi.
La riluttanza è un sentimento nobile, come le antenne del grillo o i pali della luce e la solitudine di cui parla non sarà mai vinta. Per fortuna. Beati i soli, beata solitudine.
In verità, cara Francesca, quello che ho da dirle è fin troppo ovvio. Non sono i media a fare la sua anima: Facebook è un social network, una comunicazione planetaria in piazza, il problema della comunicazione è il messaggio, il dramma del messaggio è il contenuto, la tragedia del contenuto affiora quando non ha significato.
Perciò, il suo problema non è Facebook ma se ha davvero qualcosa da comunicare. Infatti i pesci, che siano in branco o da soli, tacciono e non hanno anima. E almeno loro fanno bene il loro dovere. La ringrazio e le assicuro che io non le voglio bene.

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On dicembre 15th, 2009, posted in: Cool by
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