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C

Tutto cominciò, sul finire degli anni ’40, negli Stati Uniti dove un gruppo chiamato “self help crafts” iniziò a commerciare manufatti provenienti da Porto Rico per fornire supporto alle popolazioni locali e dove, nel 1958, venne dato avvio al primo “fair trade shop” . Anche in Europa, alla fine degli anni ’50, Oxfam Uk (pure oggi alla ricerca di personale, con mansioni retribuite, che ne supporti la mission, vd. link: http://www.oxfam.org.uk/get_involved/work_with_us/ ) iniziò il commercio di quanto veniva prodotto dai rifugiati provenienti dalla Cina; l’idea fece macchia d’olio: dapprima in Olanda e poi nei paesi scandinavi, gruppi di immigrati dai Paesi piu’ poveri del globo iniziarono a vendere zucchero di canna a supporto delle produzioni dei propri connazionali. Negli anni ’60 e ’70 molte ONG raccolsero il testimone del progetto volto a favorire la nascita di organizzazioni per il “fair trade” che dall’Asia, all’Africa all’America Latina fornissero supporto, consigli ed assistenza ai produttori più svantaggiati del sud del mondo per la messa in valore nei paesi piu’ ricchi. A 60anni di distanza, il prossimo 8 maggio viene celebrato il Fair Trade Day (vd. link: http://www.worldfairtradeday10.org/index.php?option=com_content&view=article&id=57&Itemid=61⟨=en). Merita ricordarlo, magari acquistando una bag ecologica per portare i libri in facoltà (vd. ad es. http://freesetglobal.com/bags/stock-bags.html).
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On maggio 1st, 2010, posted in: Cool by
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