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“Prima che sia troppo tardi”

Pubblichiamo qui parte dell’inchiesta Suicidi in facoltà realizzata da Campus e pubblicata sul numero di marzo in edicola.
Le storie strazianti di studenti che non hanno resistito al senso di inadeguatezza, alla sensazione del fallimento accademico e, dopo aver inventato una carriera universitaria inesistente, hanno deciso di lasciare genitori, parenti, amici, fidanzati e abbandonato questo mondo.
Le loro vicende, i consigli degli specialisti, le strutture universitarie di councelling, i numeri del male di vivere: non solo in Italia, ma anche in Usa, India e Cina. Un destino transnazionale che sta diventando allarme sociale.

Si trovano i loro nomi, o più spesso le loro iniziali, spulciando tra gli archivi online dei maggiori quotidiani nazionali. Sapere le loro storie è molto più complicato. Negli ultimi dieci anni i ventenni che hanno deciso di togliersi la vita balzano alle cronache con sempre maggiore frequenza. Spesso, come fulmini a ciel sereno, usando la più scontata ma appropriata delle locuzioni. Fabio, Norman, Ada, Sveva, Stefano, Nicola, Paolo, Gianluca. Giovani universitari accomunati da un senso di inadeguatezza verso la vita che stanno vivendo, ma sarebbe una grave generalizzazione confondere le loro motivazioni, tutte differenti e non omologabili.
La scomparsa di Fabio Andreoli è la più recente, risale al gennaio 2011: iscritto alla Facoltà di Ingegnera della Sapienza di Roma è precipitato da una scala antincendio della facoltà di Lettere e Filosofia. Secondo le dichiarazioni della famiglia il ragazzo aveva sofferto di depressione. L’ipotesi più accreditata è quella del suicidio. Meno di sei mesi prima, il 14 settembre 2010, il palermitano Norman Zarcone, dottorando di 27 anni in Filosofia della conoscenza e della comunicazione si è lanciato dal settimo piano della facoltà di Lettere della sua città. Dopo aver fumato una sigaretta, il volo dalla finestra. Un caso che ha fatto molto discutere: si è parlato e scritto molto sulla storia di Norman. Risultati didattici brillanti che cozzavano con aspettative di futuro incerto determinate da una carriera universitaria traballante, ovvero di un posto non garantito dall’istituzione universitaria. In una parola: precarietà, economica ed esistenziale che aveva portato il giovane ad essere taciturno, sintomo celato di una depressione vorticosa. […]

Trovate il servizio, a cura di Mariateresa Melodia, in edicola con Campus marzo a 2,50 euro.

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On marzo 10th, 2011, posted in: Campus Mix by
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