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Lo stipendio? vitto e alloggio gratuito

«Tempo fa ho dovuto chiamare il pronto intervento: uno studente ubriaco stava diventando pericoloso, aveva già aggredito un altro ragazzo». Chi parla è Mark Cantine, assistente di residenza del campus della Seton Hall university, in New Jersey. E questa è la sua professione, oltre a studiare all’università.
Niente cameriere, pizzaiolo o ripetizioni. Qui si assistono e coinvolgono i residenti del campus nel quale si vive. La funzione basilare di questo lavoro è proprio quella di ricoprire il ruolo di mediatore tra gli studenti che affollano l’abitazione. C’è un problema? Chiamate Mark e lo risolverà. Dopo una sconfitta nella finale del torneo di calcio balilla scoppia una rissa dovuta al non rispetto delle regole di gioco? Chiamare Mark, prego. E che ci guadagna? «Da quando sono r.a. (resident assistant) non vivo più in casa con i miei genitori, ho vitto e alloggio gratuito e una stanza tutta mia: all’incirca, si tratta di una retribuzione di 10mila dollari l’anno».
In tempi di crisi diventare r.a., garantisce una marcia in più. Ma di cosa si occupa concretamente un resident assistant? Fondamentale è la loro opera di mediazione dei conflitti che inevitabilmente nascono fra gli abitanti della residenza. Si tratta anche di un lavoro psicologico, d’ascolto, con l’obiettivo di far sentire importanti gli studenti. Inoltre si occupano di organizzare eventi sociali durante l’anno accademico: per esempio pizza-party, incontri di pallavolo o tavole rotonde. Inoltre l’esperienza può aiutare l’inserimento dei giovani in un mercato del lavoro sempre più chiuso. Norbert Dunkel, direttore del campus dell’Università della Florida, afferma che «questi ragazzi imparano a risolvere i problemi, a trovare soluzioni ai conflitti, a gestire le crisi, e acquisiscono abilità comunicative e di programmazione. Tutti questi set di competenze saranno utili per qualsiasi carriera».
Può essere un’idea anche per gli studentati italiani?

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On aprile 20th, 2009, posted in: Lavorare all'estero by
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