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La selezione infinita

TRA CURRICULUM E COLLOQUIO L’INDAGINE DEI RESPONSABILI HR CONTINUA. SINCERITÀ E COERENZA? TRUCCHI PER IL SUCCESSO

Abbiamo appena varcato la soglia dell’azienda, convocati per un colloquio di lavoro e, nell’attesa, ci invitano a compilare un modulo, nel quale «incasellare» la nostra esperienza professionale, raccomandandoci il rispetto dei tempi: al massimo 15 o 20 minuti!
Ma come? Il curriculum lo abbiamo inviato, ci hanno fissato un appuntamento con il responsabile delle risorse umane… di che cosa si tratterà ancora? È presto detto: stringiamo tra le mani un questionario informativo aziendale!
I suoi scopi pratici sono facilmente intuibili: l’azienda desidererà disporre (indipendentemente dall’esito della selezione) di informazioni che possano completare quelle presenti sul cv e conservare una nostra traccia scritta, consultabile all’occorrenza. Il questionario sarà centrato sulle necessità aziendali e consentirà di raccogliere alcuni indispensabili dati: riferimenti anagrafici, situazione familiare, formazione, esperienze professionali, motivazioni e interessi personali.
Ovviamente sarà preferibile che il curriculum e il questionario risultino omogenei: se il primo fosse più ricco di informazioni, il selezionatore potrebbe pensare a una nostra difficoltà nello stilare di getto (e dunque nel ricordare) una nostra biografia completa. Se, invece, apparisse più corposo il questionario, una tale dovizia di particolari potrebbe essere interpretata come una tendenza a volersi valorizzare più del necessario.
A tutti gli effetti quella del questionario potrà essere considerata una prova di preselezione: non solo sarà osservato il rispetto dei tempi previsti nella compilazione, ma soprattutto verranno esaminate risposte a quesiti di tipo psicologico. Esempi diffusi: «Elenchi tre suoi pregi e tre suoi difetti», «Illustri le sue aspettative relativamente alla posizione», «Indichi i suoi principali valori personali». Assicuriamoci di non eludere domande in qualche modo simili a queste e di non essere vaghi nella risposta. Per affrontare correttamente il questionario, la spontaneità e l’espressione sincera (e contestualizzata!) del proprio pensiero saranno indubbiamente vincenti.

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Ho 20 anni e vorrei fare la guida turistica. Quali studi mi consiglia?
Francesca, Milano
I requisiti necessari sono alcuni diplomi di scuola media superiore e corsi di laurea a indirizzo turistico. Con lauree di altro tipo è necessario, invece, frequentare un corso di formazione specifico e successivamente conseguire l’abilitazione all’esercizio della professione, per la quale occorre un attestato di idoneità rilasciato dalla Provincia competente. L’idoneità si ottiene superando un esame.
Per esercitare, inoltre, si deve inviare una comunicazione di inizio attività alla Provincia di residenza, che rilascerà un tesserino (validità di cinque anni) con l’indicazione delle lingue conosciute. Dopo la laurea è consigliabile frequentare un corso di formazione specialistico o un master che traducano le conoscenze teoriche in competenze concrete. In bocca al lupo!

Un mio collega cerca sempre di mettermi i bastoni tra le ruote, secondo me perch

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On dicembre 15th, 2009, posted in: Formazione by
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