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| Stagisti italiani: ecco l’identikit |
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Le risposte di 3 mila precari ad un sondaggio on line Stilare un vero e proprio identikit degli stagisti italiani. Questo il motivo principale per cui la testata on line Repubblica degli Stagisti e ISFOL (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) hanno condotto sul web un sondaggio, coinvolgendo oltre 3 mila giovani precari. I dati definitivi saranno sviluppati in un convegno che si terrà a gennaio 2010, ma un’anteprima davvero interessante su questa massa di lavoratori girovaghi è già possibile averla. E, a dirla tutta, questi numeri dipingono una situazione non proprio idilliaca.
Primo dato di rilievo tra coloro che hanno risposto al sondaggio è la presenza del 68,9% di donne e del 65,2% di 25-30 enni. A livello geografico, i ragazzi del Nord sono i più presenti (oltre la metà del campione, un terzo sono del Piemonte, Valle D’Aosta, Lombardia e Liguria), forse perché maggiormente coinvolti in aziende dove lo stage è di rigore. Quasi la metà dei partecipanti poi (44,6%) ha una laurea specialistica o di vecchio ordinamento, un 27,1% ne possiede una triennale ed un 13,7% addirittura ha conseguito un diploma di master. Ciò a dimostrazione che lo stage è un’esperienza che oggi riguarda sempre più spesso giovani con un alto grado d’istruzione. Molti stagisti (il 40,9%) hanno vissuto il tirocinio solo dopo il termine del percorso accademico, l’8,2% dopo il master, andando ad incrementare così l’età del primo rapporto lavorativo, a differenza di altri paesi europei dove si inizia prima. Ma se, come è emerso, quasi tutti accettano di mettersi in gioco con la fondata speranza di ottenere una seria opportunità di lavoro, i dati non incoraggiano i ragazzi a perseguire questo binario. In quasi la metà dei casi lo stage si conclude con un “grazie ed arrivederci”, una volta su cinque (18,5%) la proposta che arriva al termine del rapporto di lavoro è una proroga dello stage stesso. I casi in cui lo stage si trasforma in un contratto vero e proprio sono pochi: l’8% ottiene un contratto a progetto, il 7,9% un contratto a tempo determinato, il 6,5% una collaborazione occasionale e solo 3 stage su 100 si trasformano nel contratto più ambito, quello a tempo indeterminato. Ma dove si svolge lo stage, di solito? Un terzo vive l’esperienza in una piccola azienda con meno di 50 dipendenti, il 26,4% invece in una grande azienda con oltre 250 persone. Il settore più gettonato? “Comunicazione, spettacolo e pubblicità” , poi a ruota quello dei “servizi alle imprese e società di consulenza” ed infine quello di “turismo, ospitalità e tempo libero”. Le aree più intasate di precari sono “relazioni esterne, ufficio stampa ed eventi” in primis, poi “marketing e pubblicità”. I dati sulle tempistiche dicono che nel 45,3% dei casi lo stage dura tra i 4 ed i 6 mesi, uno su dieci addirittura tra 7 e 12 mesi ed un preoccupante 2% dichiara di esser stato in stage oltre i 12 mesi. Il 90% porta a termine lo stage, solo il 5,6% lo interrompe perché insoddisfatto, per passare ad un’offerta migliore o perché deluso dal valore del tutor. Tra i dati più allarmanti, quello relativo alla retribuzione. Quasi la metà dichiarano di non aver ricevuto nemmeno un euro di rimborso spese, un terzo invece ha ricevuto un compenso poco più che simbolico (meno di 500 euro) ma sono pochi i fortunati ad aver ricevuto un compenso minimamente adeguato agli standard di vita odierni: un 14% prende tra 500 e 750 euro, un 6,9% addirittura 750 euro al mese. Ma i lati positivi ci sono: quasi due stagisti su tre hanno accesso alla mensa aziendale o ricevono il ticket restaurant. Questa sì che è fortuna. |
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| Gabriele Cavallaro - 27/11/2009 |







