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Formazione
La forza dell'équipe
da Campus maggio 2009, Chance/1, Storie&Persone 

PER BÉNÉDICTE MONNERON, CAPO DEL RECLUTAMENTO MONDIALE DI BNP, LA CARTA VINCENTE PER ESSERE ASSUNTI È LA MOTIVAZIONE, MA ANCHE SAPER LAVORARE IN GRUPPO FA DIFFERENZA. ECCO CHE COSA CONSIGLIA AI LETTORI DI CAMPUS

Quali talenti sta oggi cercando il Gruppo Bnp Paribas fra i giovani che escono dall’università? C’è una disciplina, in particolare, che è per voi più interessante di altre?
Il nostro gruppo recluta più di 20mila collaboratori all’anno in tutto il mondo. Fra loro, la metà dei profili «junior» proviene dal mondo universitario e ha alle spalle corsi che vanno dai due ai cinque anni. Ci interessano vari profili, considerando la grande diversità delle nostre attività: dal Retail all’Asset management & servizi, sino alle attività di banca d’affari e di investimento. In generale, si tratta di profili che hanno una
formazione orientata al commercio (marketing, vendita ecc.) o di carattere più economico-finanziario o, ancora, tecnico-scientifico, perché assumiamo anche ingegneri per certe aree o certe funzioni (informatica o Global risk management).
Qual è la filosofia del vostro gruppo per la formazione in azienda? E quanto spazio dedicate a questa attività?
Innanzitutto, chi entra partecipa a un seminario di orientamento, che permette ai neoassunti di conoscere il gruppo, la sua organizzazione e la sua cultura. I nuovi arrivi, successivamente, vengono formati alla posizione che andranno a ricoprire nell’ambito di programmi specifici.
Quali sono le skill che cercate nei potenziali candidati?
Cerchiamo gente capace di riconoscersi e proiettarsi nei nostri valori. Le loro motivazioni sono fondamentali. E poi ci servono persone che vogliano lavorare in équipe perché, malgrado le nostre dimensioni (170mila dipendenti, ndr), vogliamo mantenere una coerenza nella nostra organizzazione, sviluppando tutte le sinergie possibili fra le nostre attività. Ciò richiede un lavoro di progetto su molti temi e la consapevolezza di essere, appunto, un team. Fondamentale, poi, la capacità di convincere: sviluppare le nostre attività è il cuore della nostra strategia e la capacità di convincere differenti tipi di interlocutori è per noi uno dei motori dello sviluppo. Da ultimo, ma non per ultimo, la capacità di adattamento: molto prima di altri, abbiamo evidenziato l’evoluzione molto rapida dell’ambiente. Siamo la banca di un mondo che cambia, e ciò presuppone che i nostri collaboratori si adattino rapidamente a nuovi scenari: è semplicemente il nostro quotidiano.
Quali sono i principali vostri valori?
Creatività, reattività, impegno e ambizione anzitutto. Ma diamo grande importanza anche al rispetto verso tutti gli interlocutori della nostra attività, dai clienti agli azionisti, sino a tutti gli altri collaboratori.
In Italia si è aperto un dibattito sui giovani che non vogliono lasciare la famiglia d’origine. Il fenomeno dei cosiddetti «bamboccioni», come l’ha chiamato qualcuno, simile a quello che ha accompagnato, in Francia, il film Tanguy. Lei che cosa ne pensa?
Un fenomeno che può esistere in taluni Paesi. In Francia, però, si tratta per lo più di una questione aneddotica, malgrado il grande effetto prodotto dal film. Ed è un fenomeno che dipende da caratteristiche locali molto specifiche: mercato degli alloggi, sicurezza del mercato del lavoro... Non ci pare, però, un elemento di contesto generalizzato.
Sempre più aziende utilizzano i business game per selezionare i giovani migliori. Qual è la vostra esperienza in proposito? Quante persone entrano in Bnp attraverso questa porta ogni anno?
Ace Manager è il primo business game del nostro gruppo. È un gioco nel cuore della strategia del gruppo, per sviluppare la sua notorietà e la sua attrattività tra i giovani fuori dalla Francia. L’obiettivo è di diventare, nel mondo, uno dei brand per il recruiting preferiti dagli studenti. Prima d’essere uno strumento per il reclutamento, Ace Manager è un modo di fare conoscenza e per conoscere i migliori.
Giampaolo Cerri  -  01/05/2009
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