| Facce di campus |
| A caccia dell'idea giusta per le imprese |
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da Campus maggio 2009, First Life Il 27enne Stefano Ierace, laurea in Ingegneria e dottorato, fa ricerca applicata nel Kilometro Rosso, parco scientifico di Bergamo Autostrada A4 nel tratto Bergamo Milano. Una lunga parete rossa accompagna lo sguardo per oltre un chilometro. Alle sue spalle, invisibili e mascherate da un muro invalicabile «total red» si trovano alcune delle realtà industriali più interessanti del territorio italiano (tra gli altri: DiDue Tessile Spa, Intellimech, Italcementi, Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, Università degli Studi di Bergamo). Benvenuti nel Parco Scientifico e Tecnologico Kilometro Rosso, che con i suoi circa 392mila metri quadri di pura innovazione, oltre a essere un sogno realizzato di questo bergamasco tenace, ex vicepresidente di Confindustria durante il mandato di Luca Cordero di Montezemolo, è una certezza. Ne sono una conferma non solo le aziende che si rincorrono all’interno del Parco, ma anche gli obiettivi - impegnativi - già raggiunti. Uno su tutti: diventare punto di aggregazione di imprese dalla forte propensione innovativa, di istituzioni scientifiche e di centri di ricerca e sviluppo per aree evolute. Un luogo privilegiato per il dialogo tra cultura accademica, imprenditoriale e scientifica. Un terreno di sperimentazione per chi, fresco di laurea o con qualche esperienza lavorativa strutturata in curriculum, voglia mettersi in gioco spingendo l’acceleratore sul fattore «r» (ricerca). Una terra di mezzo per chi ha dimestichezza e interesse per tecnologia e dintorni. È il caso, tra i molti, di Stefano Ierace, ventisettenne laureato in Ingegneria meccanica con orientamento impiantistico- energetico e dottorato di ricerca in progettazione e gestione di sistemi logistici e produttivi integrati. Una bella testolina, insomma, che si trova a mettere in pratica quanto appreso sui libri per Intellimech, ente di ricerca a carattere privato. Chi è il ricercatore oggi? Bisogna fare un distinguo tra ricerca di base e applicata. La prima è quella che contraddistingue, per esempio, l’ambito delle scienze fisiche e biologiche, la seconda è quella che lavora per l’industria, come nel caso dell’ingegneria, settore che conosco da vicino. In questa accezione specifica, ricercatore è chi è in grado di identificare e integrare gli strumenti e le innovazioni applicabili nel medio-breve periodo alla realtà industriale e alle sue necessità. Ciò che si è appreso con lo studio deve essere tradotto per diventare idea produttiva? Il mio compito è proprio quello di trovare il canale corretto per rendere le metodologie e gli strumenti appresi sui libri e con lo studio in applicazioni concrete pronte a rispondere ai bisogni espressi dalle aziende. Che cosa ti ha spinto a prendere questa strada? La possibilità di lavorare con realtà diverse, la sensazione di sentirmi imprenditore di me stesso e l’opportunità di trovare soluzioni concrete a problemi che hanno un’immediata ricaduta mi hanno spronato a scegliere questo percorso. A oggi credo che sia la scelta giusta, soprattutto perché le mie attitudini sono più applicative che inventive. Prendere quello che già esiste e cercare di trasferirlo alle aziende in modo funzionale è ciò che amo del mio lavoro. È vero che i ricercatori si trovino a fare i conti con stipendi non all’altezza delle loro competenze? Quello degli stipendi poco lusinghieri è un tema caldo in Italia. Tuttavia, la possibilità di essere in un territorio ad elevato tasso di industralizzazione permette di instaurare una serie di collaborazioni che parzialmente risolvono questo problema. Inoltre, la possibilità di essere imprenditori di se stessi, la libertà nella propria ricerca, nelle decisioni sul progetto e il veder realizzato ciò che è stato pensato da te stesso sono sicuramente soddisfazioni difficilmente quantificabili. Quale dunque il limite della ricerca in Italia? Il vero ostacolo è rappresentato dalla scarsità degli investimenti. Le aziende investono poco perché sono alla ricerca di riscontri e risultati immediati. Consiglieresti il tuo settore a un laureato? A chi ha scelto la ricerca, consiglio di focalizzare la sua attenzione su settori specifici e non sul prodotto. Il resto è passione. |
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