100 outsider non profit
Motivati e in prima linea nel portare la responsabilità del mondo. Convinti
che fare la propria parte renda tutti più liberi. Sono i giovani impegnati
nel non profi t, immagine di un Paese che, all’invito del direttore generale
Luiss, Pier Luigi Celli, ad abbandonare un’Italia aguzzina verso le
nuove generazioni, risponde con le parole di Antonio De Napoli, 25
anni, portavoce del Forum nazionale dei giovani: «Non ci pensiamo a partire. Siamo
quella parte di Paese reale positivo che crede nel volontariato, non cerca la scappatoia,
non salta la coda; ci impegniamo nel sindacato, nelle associazioni, nei partiti.
Crediamo nella forza del nostro impegno». Chi affascinato da uno sguardo diverso
sulla disabilità, come Gianfranco Mingione, 26 anni, che per il Forum presiede la
Commissione inclusione sociale e, dal 2007, collabora con il network di informazione
sociale Handiamo!. Chi incalzato dalla necessità personale, come il presidente del
Comitato giovani sordi italiani, il tarantino Angelo Raffaele Cagnazzo, che, dopo
un anno alla Gallauder University di Washington D.C. (unico campus al mondo per
non udenti), ha deciso di spendersi in Italia per assicurare pari diritti ai ragazzi come
lui. Chi, invece, mosso dall’urgenza di trovare una sintesi tra due identità culturali,
come Sara Emam, 21 anni, bergamasca di nascita, egiziana di origini, impegnata
a supportare le diffi cili sfi de delle seconde generazioni nel Direttivo nazionale dei
Giovani musulmani d’Italia. E chi, infi ne, ha scelto di lasciare un segno nel luogo più
prossimo, l’università, come la fi orentina Sara Martini, classe ’86, iscritta alla magistrale
in Studi europei nella sua città e presidente nazionale femminile della Fuci
per il triennio 2009-2011.
Storie e sensibilità differenti, con un unico grande ideale: «Prendere parte alla vita
sociale della propria comunità, cercando un luogo di risposta a quest’urgenza».
Giuseppe Failla, 30 anni, di Rosolini (Sr), la sua strada l’ha trovata nei Giovani delle
Acli, di cui è segretario nazionale dal dicembre 2008. «L’anno scorso ricorreva il
60°», racconta. «Una lunga storia di impegno sul territorio, in 80 province, per favorire
l’aggregazione dei giovani con percorsi di educazione alla legalità, di formazione
alla politica, al servizio civile, alla cittadinanza attiva». Fra i compiti del suo mandato,
l’ipotesi di una proposta rivolta anche agli adolescenti e la costituzione di una rete
internazionale fra i circoli dei 18 Paesi del mondo in cui i giovani aclisti sono presenti.
Una scelta attiva che per Aurora Caruso, 29 anni, è diventata anche professione: un
master in Europrogettazione e uno stage al Centro europeo per lo Sviluppo della formazione
professionale di Salonicco, lavora oggi come responsabile Asfai del Settore
invio Servizio volontario europeo e del Programma scolastico in Usa. Ma rimane per
tutti, prima che altro, una vocazione. Perché, come scrive Aldo Pecora, portavoce
23enne del movimento antimafia Ammazzateci tutti, «la più grande lezione me l’ha
data mio padre. Tempo fa gli hanno scritto su un muro del Paese: "Morirai Giovanni
Pecora". Lui l’ha guardata, mi ha guardato e ridendo di cuore ha detto: "Tanto tutti
dobbiamo morire… L’importante è come si vive"».
Campus gennaio/febbraio 2010 |