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Editoriali Luglio/Agosto 2010
FRATI VS RICERCATORI: UNA STORIA CHE FA RIFLETTERE

Frati ci è andato giù duro: licenzierò i ricercatori fannulloni. Il magnifico del più grande ateneo italiano era fuori di sé perché alcuni ricercatori - in lotta contro la futura riforma Gelmini e i tagli all’università - minacciavano il blocco degli esami, profilando un’impasse dell’intera Sapienza. Il rettore ha infatti rivelato che ci sono dieci ricercatori su cento che, nel suo ateneo, non fanno ricerca, né pubblicano alcunché. Il fatto suggerisce alcune riflessioni. Innanzitutto sul risvolto romano: perché mai il rettore-preside (conserva gelosamente Medicina, che guida ormai da tanti anni) decide di castigare solo i fannulloni di fascia bassa? Perché, se ha intenzione di cavalcare l’efficienza, non fa le medesime verifiche di produttività anche fra gli associati e fra i suoi pari, gli ordinari? O lo farà non appena anche questi minacceranno questa o quella mobilitazione? Secondo aspetto: i ricercatori e, in generale, tutti coloro che promettono forti proteste in autunno contro tagli e riforma gelminiani, pensano davvero con le forme di mobilitazione «vecchia maniera» di raggiungere i loro obiettivi? Personalmente, occupandomi di università da un po’ di anni, non mi pare che sia una mossa producente. Penalizzare gli studenti, scatenare una guerra fra poveri - perché peggio del ricercatore sta certo il futuro laureato candidato alla disoccupazione - non serve a nessuna causa, se non a quella di chi vuol appunto mettere gli uni contro gli altri. Chi protesta si preoccupi di comunicare, di raccontare le proprie ragioni, sia coinvolgente e non prepotente o questi giovani se li troverà inevitabilmente nemici.


SE IL RATING FA SRAGIONARE

La pubblicazione della nostra Guida all’Università e soprattutto della classifica in essa contenuta, sta scatenando le reazioni più disparate, talvolta sconcertanti. L’Università di Enna, per esempio, non appena ItaliaOggi ha anticipato la classifica, ha diramato note in tutta la Sicilia, autoproclamandosi migliore ateneo. Peccato che Kore non sia neppure classificata, non avendo reso pubblico il dato di placement né partecipando a consorzi come AlmaLaurea o Stella che lo potevano fornire. Alle nostre rimostranze, il presidente Cataldo Salerno ci ha inviato un cordiale «me ne frego» e, ancora due giorni dopo, in uno spazio autogestito su Il Giornale di Sicilia, Kore ha riscritto le stesse cose basandosi sulle voci parziali del rating. Altra singolare reazione è arrivata dal Salento, dove il rettore leccese Domenico La Forgia, intervistato da AntennaSud, sul non eccelso piazzamento del suo ateneo, ha definito la classifica: «Graduatorie che il Nord si fa per autocelebrarsi, cambiando i parametri a piacimento». Insultando d’un colpo la nostra professionalità e l’intelligenza dei suoi studenti, che non si berranno facilmente l’idea di una congiura leghista contro l’ateneo di Lecce. D’altra parte sono proprio loro, gli studenti salentini, a dare un voto severo alla loro università: dai dati ministeriali che Campus utilizza, l’ateneo di La Forgia ottiene un 21,27 complessivo. Un giudizio tra i più bassi d’Italia. Altro che Nord autocelebrante.

Giampaolo Cerri  -  12/07/2010
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