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L'anno del Cane, accessorio cool
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A cura di Beatrice Bortolin
In Cina il 2006 è l’anno del Cane. E il quattrozampe è già stato
consacrato “accessorio” obbligatorio per essere di tendenza a Pechino.
Fuorilegge durante gli anni ’50, quando Mao lo aveva definito in maniera
dispregiativa una proprietà borghese (faceva perdere tempo al popolo, che
invece doveva produrre per la comunità), il cane è tornato in auge negli
ultimissimi tempi, con vizi e vezzi annessi. Per le strade di Pechino si vedono
batuffoli di pelo tirati a lucido, rigorosamente di razza pura (il Pechinese,
per ovvie ragioni, la fa da padrone), affondati in morbidissimi vestitini di
cachemire contro il freddo invernale, portati a spasso con guinzagli di pelle
di Louis Vuitton. Più che cani, divi. A casa, ad attenderli ci sono cucce certificate
feng-shui: la sacra scienza mandarina che stabilisce il perfetto rapporto tra i
vari elementi della natura per una vita armoniosa. Affinché l’amato peloso
possa dormire sereno, con le forze del cosmo che vegliano su di lui. Possedere
un cane, e spendere per lui tutti i risparmi, è sintomo di progresso. Quindi,
chiunque possa, ne tiene uno. Unico limite: la statura. Il comune di Pechino ha
emesso un decreto per cui solo i diplomatici possono avere un cane più alto di
35 cm. Tutti gli altri si devono accontentare di scriccioletti pelosi, e
sperare che non crescano troppo, pena una tassa salatissima. |
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