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Diario da Pechino
Nelle “Memorie di una geisha” le ferite del passato
A cura di Beatrice Bortolin


Il film “Memorie di una geisha”, basato sul romanzo di Arthur Golden’s, ha avuto un grande successo in tutti i Paesi in cui è stato proiettato, compresa l’Italia. Perché la storia della ragazza povera che abbandona il suo villaggio di pescatori e viene venduta a una casa di geishe, dove si innamora di un ricco uomo d’affari, ha conquistato anche i cuori più ruvidi. Ma non quelli dei governanti cinesi, che hanno messo al bando la pellicola. Non perché sia troppo scabrosa per i taboo cinesi, bensì perché rischierebbe di far infuriare la popolazione. La protagonista del film, Sayuri, e la sua rivale Hatsumoto, sono interpretate da due attrici cinesi molto famose. Agli occhi dei pechinesi, però, le geishe sono semplici prostitute. Il Governo teme che il film, che rappresenta quindi due cinesi come cortigiane alla mercé di facoltosi uomini nipponici, possa riaprire le antiche ferite legate all’invasione giapponese della Cina, e al tristemente famoso “stupro di Nanchino”, quando furono violentate e seviziate migliaia di donne.
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